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La Gran Bretagna scopre di inquinare troppo

Porti e trasporti marittimi sotto accusa. Gli esperti: «Potremmo risparmiare soldi e vite umane».

IL Regno Unito si interroga sul futuro dell’ambiente e sull’impatto, nel medio e nel lungo termine, delle emissioni rilasciate dal settore dei trasporti, in particolare da quello marittimo, centrale nell’economia britannica.

A riportare l’attenzione sulla questione ambientale e sulle energie rinnovabili, questa volta è uno studio sponsorizzato dalla Schneider Electric, azienda francese specialista a livello mondiale nella gestione dell’energia e dell’automazione, presente in oltre 100 paesi. Lo stesso studio, portato avanti da una realtà che produce e propone prodotti per la gestione elettrica a livello mondiale, ha rivelato che, grazie al passaggio alla cosiddetta “elettricità rinnovabile”, i settori marittimo e portuale britannico potrebbero ridurre le emissioni in modo molto significativo, per una misura equivalente a quella prodotta da un numero di autobus diesel compreso tra le 84mila e le 166mila unità o pari a 1,2 milioni di automobili, sempre alimentate con diesel.

È stato calcolato inoltre che, spegnendo i motori – sempre diesel – delle navi attraccate alle banchine il settore potrebbe contribuire in modo altrettanto significativo all’equilibrio ambientale e al benessere. Secondo le stime messe a punto dalla Schneider Electric, infatti, così facendo il sistema parteciperebbe alla realizzazione di un beneficio per la salute umana e per l’ambiente in generale per un valore pari a 402milioni di sterline all’anno.

Sempre secondo quanto sostiene lo studio - che ha appositamente considerato e analizzato tipologie di navi diverse tra loro, incluse quelle dedicate alle forniture offshore, i pescherecci, i ro-ro, ma anche le portarinfuse e i traghetti passeggeri - la maggior parte delle emissioni viene rilasciata proprio dai motori ausiliari in banchina, quando le navi sono ormeggiate.

Nel 2016, le emissioni provenienti da tutti i motori ausiliari presenti nei porti del Regno Unito hanno rappresentato il 2,6% delle fuoriuscite totali di ossidi di azoto rilasciate dal settore dei trasporti a livello nazionale. Inoltre si calcola che gli stessi motori ausiliari, sempre secondo le cifre presentate nell’ambito dello studio, avrebbero prodotto complessivamente – sempre nel 2016 - circa 830mila tonnellate di ossido di carbonio, 11mila tonnellate di ossidi di azoto, 270 tonnellate di sostanza particellare e 520 tonnellate di diossido di solfuro.

A questo proposito Peter Selway, marketing manager della Schneider Electric Maroine Segment spiega: «Il Regno Unito è una delle ultime regioni globali che si trova a dover ancora introdurre le connessioni di banchina presso i suoi porti. Per questo ci sarà bisogno di grande collaborazione e di una profonda innovazione per portare avanti l’applicazione dell’elettricità rinnovabile in un modo veloce e sostenibile. Attualmente esiste uno standard globale per quanto riguarda le connessioni di questo tipo. Tocca quindi ai nostri porti adesso valutare come raggiungere nel modo più veloce lo standard e dimostrare in questo modo che noi tutti crediamo fermamente in un futuro più pulito e salutare».

Lo studio condotto dalla Schneider Electric, inoltre, ha anche rilevato e sottolineato le relazioni tra l’inquinamento ambientale e i pericoli per la salute umana. In particolare viene posto in grande evidenza come l’inquinamento atmosferico sia connesso col manifestarsi dei sintomi di malattie quali asma, cardiopatie e anche il cancro al polmone. Sempre l’inquinamento può anche essere la causa di disturbi importanti quali la demenza ed è stato anche ufficialmente dichiarato che può causare un aumento sensibile del rischio, nei bambini, dello sviluppo di focolai tumorali.

La Schneider Electric ha concluso l’analisi raccomandando che il Regno Unito non ignori l’impatto a lungo termine delle emissioni rilasciate dal settore marittimo.

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