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«Pericolo di jihadisti in fuga via mare»

Roma - C’è il pericolo di fuga via mare dei jihadisti dietro l’innalzamento dell’allerta terrorismo nei porti italiani. Da Genova a Palermo, passando per Bari, Napoli e Reggio Calabria, da ieri le capitanerie di porto del Paese hanno iniziato ad applicare la circolare diramata dal comandante generale della Guardia costiera

Roma - C’è il pericolo di fuga via mare dei jihadisti dietro l’innalzamento dell’allerta terrorismo nei porti italiani. Da Genova a Palermo, passando per Bari, Napoli e Reggio Calabria, da ieri le capitanerie di porto del Paese hanno iniziato ad applicare la circolare diramata dal comandante generale della Guardia costiera, ammiraglio Vincenzo Melone, sull’allarme estremismo islamico. Il livello di security sale da 1 a 2 (su una scala di 3) con maggiori controlli a viaggiatori e veicoli. Il provvedimento Mar Sec (mare security), adottato in accordo con il governo, nella persona del ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Del Rio, è particolarmente prezioso per i porti del Sud d’Italia, più facilmente raggiungibili dalle coste libiche.

L’analisi dell’intelligence dei Paesi Nato rivela infatti che a Sirte mancano all’appello 4.000 jihadisti. Dei 4.500 presenti un mese fa, prima dei bombardamenti Usa, ne sono rimasti solo più 500. È probabile che una parte sia rimasta uccisa durante gli attacchi americani e che alcune frange siano scappate, attraverso il territorio sub sahariano, verso il Ciad e la Nigeria.

Ma a preoccupare l’intelligence è il rischio che altri jihadisti potrebbero essere pronti a raggiungere l’Italia (anche come tappa intermedia per poi finire in altre città europee) allo scopo di compiere attentati o fidelizzare nuovi soldati del Califfo. È un dato acclarato dagli 007: ogni volta che una cellula jihadista viene smantellata dalle forze nemiche, si assiste alla dispersione delle altre unità. E proprio il mare è l’itinerario privilegiato. Come dimostrato, del resto, anche da quanto accaduto in passato per i terroristi di Al Qaeda: nel 2003 scapparono dall’Afghanistan diretti in Yemen attraverso il Pakistan.

Ora, secondo Reda Issa, portavoce delle forze di terra fedeli al governo di accordo nazionale di Tripoli, i jihadisti avrebbero trovato nuovo riparo in ville a ridosso del mare di Sirte, in quelle che vengono definite «Area 1» e «Area 2». Si stanno organizzando per partire? Il nostro Paese punta ancora una volta sulla prevenzione. Perché se è vero che, in materia di terrorismo, il rischio zero non esiste, è altrettanta assodata la necessità di cautelarsi. Da ieri quindi nei porti italiani si sono intensificati i controlli agli imbarchi sui traghetti e sulle navi da crociera. Si provvede, inoltre, a disciplinare l’accesso ai porti sia delle persone sia dei mezzi di trasporto. E se finora veniva controllato un passeggero ogni quattro che si imbarcavano, da ieri le verifiche interesseranno un passeggero su due.

L’innalzamento del livello d’allarme interesserà migliaia di passeggeri - già sottoposti in passato a controlli ai checkpoint di imbarco - e di auto. Ma ora gli interventi saranno maggiori e si svolgeranno grazie alla collaborazione del personale portuale delle compagnie di navigazione, di fatto costrette a potenziare il numero degli addetti ai controlli. Si ricorrerà all’autoperquisizione: i passeggeri, in pratica, dovranno mostrare che cosa trasportano nelle valigie e nel bagagliaio delle loro automobili. Non basta. Saranno, inoltre, utilizzati anche metal detector portatili.

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