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Frode fiscali, assolti Orsi e Spagnolini

Milano - Il gup del tribunale di Busto Arsizio ha prosciolto l’ex presidente e ad di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e l’ex ad di AgustaWestland, Bruno Spagnolini.

Milano - Giuseppe Orsi, ex ad e presidente di Finmeccanica, e Bruno Spagnolini, ex numero uno di Agusta Westland, fanno il bis. Un paio di settimane fa sono stati assolti nel processo in Appello a Milano nel quale erano imputati con l’accusa di corruzione internazionale per la fornitura di 12 elicotteri al governo indiano; oggi sono stati prosciolti nel procedimento “fotocopia” che riguarda una serie di contratti con l’Algeria e nel quale rispondevano di frode fiscale. A decidere di dichiarare il non luogo a procedere e scagionare i due manager assieme al ragionier Gianfranco Bottarini, all’epoca procuratore speciale dell’azienda italo-britannica, è stato nella tarda mattinata il gup di Busto Arsizio Nicoletta Guerrero al termine dell’udienza preliminare nella quale è stata bocciata l’ipotesi e la ricostruzione della Procura.

L’inchiesta sull’affaire algerino, condotta dalla Gdf di Varese e coordinata dal procuratore di Busto Gianluigi Fontana e dal pm Francesca Parola, è stata chiusa col deposito degli atti nell’aprile 2016. I due ex dirigenti delle società e il ragionier Bottarini sono stati accusati di aver creato tra il 2011 e il 2012 fondi neri attraverso fatture false per operazioni ritenute inesistenti per un importo complessivo di 24,5 milioni. Per gli inquirenti, tale somma sarebbe stata una provvista finanziaria per pagare le presunte tangenti e aggiudicarsi, come poi è avvenuto, la gara fino ad allora vinta da altri gruppi stranieri. Inizialmente, infatti, era stata contestata anche la corruzione di pubblici ufficiali con l’obiettivo di favorire la multinazionale nell’aggiudicazione dell’appalto. Ma questo capitolo dell’indagine, per il quale erano pure state eseguite 41 perquisizioni in Italia e all’estero, attraverso una rogatoria internazionale, si è concluso con una richiesta, poi accolta, di archiviazione. Stamane, infine, il proscioglimento per il capitolo di inchiesta residuo. Così, dopo l’assoluzione in secondo grado dello scorso 8 gennaio per le presunte mazzette versate ai politici indiani oggi «naufraga definitivamente nel mare delle chimere giudiziarie - è il commento affidato a una nota dalle difese - anche l’ultima indagine promossa e coltivata dalla Procura di Busto, a suo tempo guidata dal pm milanese Eugenio Fusco, sui presunti rapporti illeciti della società elicotteristica AgustaWestland con il governo algerino».
Per i prof. Ennio Amodio e Novella Galantini e gli avvocati Massimo Bassi e Anna Lago, legali degli imputati, «non resta quindi nulla dell’originario impianto accusatorio che attribuiva ai manager di AgustaWestland un ruolo inappropriato nella gestione dei rapporti commerciali con i Paesi acquirenti dell’alta tecnologia messa a punto dagli ingegneri di Cascina Costa di Samarate». «Resta così confermato che se l’azienda si è affermata nei mercati internazionali come azienda leader del prodotto elicotteristico è solo per la grande qualità della sua tecnologia. Forse - concludono i difensori - gli investigatori potevano accorgersene anche senza una lente d’ingrandimento: bastava fare una analisi industriale e non inseguire false piste inaugurate da inattendibili informatori accreditati invece come bocche della verità».

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