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Caso “Thalassa”, parla la Vroon / INTERVISTA

Genova - “Vos” sta per Vroon Offshore Service: da Breda, nei Paesi Bassi, la famiglia Vroon controlla un gruppo armatoriale ultra-centenario da 3.500 persone e 200 navi che trasportano automobili, container, bestiame, asfalto, prodotti chimici, ma soprattutto effettuano da più di 50 anni servizi alle piattaforme

Genova - “Vos” sta per Vroon Offshore Service: da Breda, nei Paesi Bassi, la famiglia Vroon controlla un gruppo armatoriale ultra-centenario da 3.500 persone e 200 navi che trasportano automobili, container, bestiame, asfalto, prodotti chimici, ma soprattutto effettuano da più di 50 anni servizi alle piattaforme petrolifere in tutti i mari del mondo, con uffici in Olanda, Scozia, Singapore e Genova.

Partiamo da qui. Come mai la “Vos Thalassa” ha equipaggio e bandiera italiani?

«Questione di business - risponde Christopher Savoye, responsabile Affari legali del gruppo - La nave è stata operativa in acque italiane, con equipaggio e clienti italiani».

Il governo italiano dice che avete soccorso i migranti quando la guardia costiera libica era già stata allertata.

«Il nostro equipaggio non era a conoscenza della circostanza, quindi non possiamo confermare questa affermazione. La “Vos Thalassa” si è avvicinata al gommone per capire la situazione del natante, i migranti a bordo hanno chiesto aiuto perché stavano imbarcando acqua».

È vero che il vostro equipaggio si è dovuto rifugiare sul ponte di comando?

«Appena la nostra nave ha girato verso Sud, per poter incontrare un mezzo della Guardia costiera libica e trasferire i rifugiati, questi hanno cominciato a minacciare l’equipaggio. Li hanno circondati, spintonati, facendo il gesto del “ti taglio la gola”. A seguito di queste minacce la nave è tornata alla sua posizione iniziale, per riportare la situazione alla centrale operativa del Comando generale della Capitaneria di porto a Roma. Essere in pochi, a bordo di una nave mercantile, circondati da una folla di persone arrabbiate che ha poco da perdere può essere spaventoso. Noi siamo orgogliosi della professionalità dimostrata dal nostro equipaggio in una situazione così difficile. Tra l’altro mi preme sottolineare che la nostra unità non ha mai richiesto di entrare in un porto italiano o anche solo in acque territoriali italiane. La nave ha invece chiesto assistenza e istruzioni alla Centrale operativa di Roma, e in conseguenza di questo il Comando ha organizzato il trasferimento dei migranti su un mezzo della Guardia costiera italiana».

Non è la prima volta che la “Vos Thalassa” ha salvato dei migranti nello Stretto di Sicilia. Quanto costano queste operazioni?

«Sono certamente operazioni costose, ma la nostra preoccupazione principale è la sicurezza degli equipaggi. Quello che ci ferisce di più è l’accusa che la Vroon, le sue navi o i suoi equipaggi possano essere coinvolti nel traffico di vite umane».

Cosa ne pensa della posizione del nuovo governo italiano sui migranti?

«La questione migranti nel Mediterraneo è un dramma, una situazione molto triste sulla quale però come azienda non possiamo fare commenti. Il dovere di salvare persone in pericolo è però un obbligo universale, valido in tutto il mondo. Tra l’altro, proprio perché vi fosse una piena aderenza a questo dovere in tutti i mari, sono state implementate nel corso del tempo diverse leggi, come la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare a partire dal 1982, o la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare, dal 1974. I Paesi sono legalmente obbligati a organizzare operazioni di soccorso in mare. La maggior parte di questi assolvono questo obbligo attraverso i centri di coordinamento per il soccorso marittimo, acronimo inglese Mrcc (in Italia è appunto il Comando centrale della Capitaneria, ndr) e le nostre navi operano in stretto contatto con il Mrcc di Roma».

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