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Incendio Bologna, ipotesi colpo di sonno / GRAFICO

Bologna - È di un morto e 145 feriti, tra cui quattro gravi ma non in pericolo di vita, il bilancio dell’esplosione che ha scatenato l’inferno sul raccordo autostradale di Bologna, all’altezza di Borgo Panigale. Intanto è stato riaperto al traffico il tratto di raccordo A1-A14 interessato dalla deflagrazione

Bologna - È di un morto e 145 feriti, tra cui quattro gravi ma non in pericolo di vita, il bilancio dell’esplosione che ha scatenato l’inferno sul raccordo autostradale di Bologna, all’altezza di Borgo Panigale. Intanto, meno di 24 ore dopo l’incidente, è stato riaperto al traffico il tratto di raccordo A1-A14 interessato dalla deflagrazione. Solo una ventina i feriti ancora ricoverati, tra cui i più gravi sono i pazienti ricoverati nei centri grandi ustionati a Parma e Cesena.

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Proprio all’ospedale Bufalini di Cesena ha fatto tappa stamattina il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha visitato il poliziotto-eroe 31enne Riccardo Muci, tra i primi a intervenire sotto il ponte dell’autostrada e a salvare le vite degli automobilisti facendoli allontanare: «Non siamo Rambo, il primo pensiero era salvare vite», ha raccontato l’agente salentino che ha riportato ustioni di secondo grado. Il premier poi ha proseguito per Bologna dove ha fatto visita a due dei feriti più gravi. «Rispetto alla dinamica che si è prospettata e realizzata, quelle che potevano essere le conseguenze, possiamo ritenerci fortunati», ha detto Conte, «è stato un terribile incidente, ma i feriti sono tutti in via di guarigione. Voglio ringraziare la macchina dei soccorsi che è stata fantastica. La mia presenza è un modo per essere vicino alle persone e ai familiari che hanno subito conseguenze». Per Conte «quel che bisogna fare sempre è vigilare sugli standard di sicurezza: vale per il trasporto su strada, ferroviario, a tutti i i livelli», eventualmente estendendo alcune regole previste per i trasporti eccezionali anche alle materie infiammabili. La procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti per accertare la dinamica dell’incidente, di cui si vanno delineando meglio i contorni.

Si ipotizza che possa essere stato un colpo di sonno a tradire il vicentino Andrea Anzolin, il 42enne esperto autista dell’autocisterna carica di gas di petrolio liquefatti che è stato il responsabile e l’unica vittima del gravissimo incidente.

Nonostante la segnalazione della coda, Anzolin non sembra aver frenato e ha tamponato un Tir fermo che trasportava fusti di solvente, a sua volta piombato sopra una bisarca innescando il terribile effetto domino. L’esplosione ha fatto crollare buona parte del ponte dell’A14, dividendo in due l’Italia e scavando in tangenziale un enorme cratere. Per la ricostruzione del cavalcavia si stimati che ci vorranno cinque mesi, ma il governo punta a ridurre i tempi con l’acquisto di travi già pronte. Per evitare altri incidenti come quello di Bologna bisogna «alleggerire il traffico merci su gomma» e «dotare i tir di tecnologie» per ridurre al minimo il rischio di errore umano, ha osservato il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, in Senato, annunciando di voler «incentivare l’installazione sui mezzi che trasportano merci pericolose di presidi di guida assistita» come dispositivi anticollisione, frenata automatica, controllo predittivo della velocità, in modo da evitare che rischino «ogni momento di trasformarsi in ordigni ambulanti». Il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, si è chiesto se sia «prudente» che «certe autocisterne che sono delle autentiche bombe come si è dimostrato, possano camminare tranquillamente in mezzo a tutto questo traffico».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una telefonata al sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha manifestato solidarietà e vicinanza alla città e ha espresso cordoglio per la vittima e auguri di pronta guarigione per i feriti.

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