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«Mareggiata storica, vento imprevisto» / INTERVISTA

Genova - Una «mareggiata storica. Le stesse montagne d’acqua che investirono la Liguria dieci anni fa. Quelle che misero alla prova l’equipaggio del traghetto “Fantastic”, che dovette combattere una battaglia che parve improba» dice Alessandro Benedetti, ricercatore del Cnr-Icmate

Genova - Una «mareggiata storica. Le stesse montagne d’acqua che investirono la Liguria dieci anni fa. Quelle che misero alla prova l’equipaggio del traghetto Fantastic, che dovette combattere una battaglia che parve improba contro le onde per rientrare in porto a Genova e sfuggire all’incubo. Se lo ricorda?». Già, che coincidenza. Il 30 ottobre 2008 la costa ligure venne spazzata da onde maestose che causarono danni, incussero paura, ma anche meraviglia. Sembrava che l’intero Oceano si fosse messo a ballare su una pista sbagliata. Dieci anni dopo, la replica. Altri danni, la diga di Rapallo ferita, il mare che entra nei paesi. «Sono due mareggiate dalle caratteristiche simili», dice Alessandro Benedetti, ricercatore del Cnr-Icmate e co-autore del libro “Wave Wathing-Lo spettacolo delle mareggiate in Liguria” (Hoepli). Benedetti è a Bonassola. Guarda e fotografa il mare. Una sentinella, a suo modo, del respiro del blu.

Perché parla di caratteristiche simili?
«La mareggiata attuale nasce da un vortice di bassa pressione che si è sviluppato a Sud-Ovest della Corsica e che si è spostato verso Nord seguendo il meridiano. Man mano che si è avvicinato alla costa ligure ha acquisito forza, che ha poi scaricato prima sul Levante ligure e poi sul Ponente. Come è successo nel 2008 , appunto. Stessa configurazione a carattere locale, i venti a circolazione ciclonica con flusso in direzione Sud/Sud-Est, Scirocco dunque (per poi spostarsi sul Libeccio). Di diverso, e nel suo genere anomalo, c’è il fatto che il minimo depressionario questa volta è nato sulla Sardegna e si è spostato verso Nord, mentre 10 anni fa era nato e rimasto al centro della Pianura Padana».

Le onde di ieri hanno strappato gli ormeggi di navi enormi in porto, sono entrate nei paesi, hanno allagato i centro urbani. Una mareggiata storica.
«Per noi ricercatori sono tali quando le onde hanno una elevata altezza significativa (alla meglio delle tre) e un periodo importante (in secondi, tra una e l’altra) e provocano danni strutturali. Nel 2008 l’altezza significativa raggiunse i sei metri, i venti superarono i cento chilometri l’ora, si registrarono danni anche strutturali lungo la costa, le navi riuscirono con grande difficoltà a ripararsi in porto. Anche questa volta si potrebbe registrare un’altezza significativa di cinque/sei metri e i danni ci sono».

Anche l’anno scorso ci fu una grande mareggiata.
«Sì, tra l’11 e il 12 dicembre. Le onde toccarono i 4,8 metri di altezza significativa e punte massime di 8 metri, rilevate dalla boa dell’Arpal al largo di capo Mele».

Si possono prevedere mareggiate simili?
«L’attuale fenomeno era stato segnalato nelle mappe una settimana fa, inclusa l’anomalia del minimo della Sardegna che si spostava verso Nord. Quello che è invece cambiato rispetto a questi modelli è stata l’intensità del vento, che si è delineata in tutta la sua forza solo negli ultimi due giorni».

Che si può fare per prevenire i danni?
«Nelle peggiori delle situazioni, come questa, non si possono certo adeguare le infrastrutture della costa nelle 48 ore precedenti la mareggiata. Si possono solo proteggere gli uomini e i beni mobili, con le allerte. Che funzionano e hanno funzionato: non si tratta di fenomeni sconosciuti o imprevedibili. Lo erano 50 anni fa, oggi le previsioni sono molto affinate, anche se mai al 100%. Poi, si può agire in prospettiva se le mareggiate ricorrono. Il Marina di Rapallo era già stato danneggiato dalle onde il 6 novembre del 2000. Ma in questo campo la scelta di costruire non dipende solo da criteri ingegneristici ed economici, subentrano altri criteri, subentra la politica».

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