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Morandi, primi sì della Camera al decreto

Genova - La parte “genovese” del decreto emergenze passa l’esame alla Camera. In attesa del termine delle votazioni sugli articoli che riguardano altre questioni, su tutte il condono per Ischia, e del passaggio al Senato che dovrebbe arrivare la prossima settimana, le misure di sostegno al territorio sono state approvate

Genova - La parte “genovese” del decreto emergenze passa l’esame alla Camera. In attesa del termine delle votazioni sugli articoli che riguardano altre questioni, su tutte il condono per Ischia, e del passaggio al Senato che dovrebbe arrivare la prossima settimana, le misure di sostegno al territorio sono state approvate ieri a Montecitorio. Bocciata invece (politicamente) dal governo la proposta della Regione di lasciare le accise sulla benzina per l’emergenza legata al crollo di Ponte Morandi.


VIA LIBERA SU GENOVA
Al termine di quasi cinque ore di votazioni, iniziate con il rinvio di un’ora per il ritardo di diversi deputati a causa del maltempo, la Camera ha ripreso i lavori dall’articolo sulla cassa in deroga, dando il via libera a tutti gli articoli che riguardano le misure per Genova. Rispetto al testo uscito dalle commissioni e approdato in aula, la maggioranza ha respinto al mittente quasi tutte le richieste delle opposizioni. Con alcune eccezioni: è stato accolto, ad esempio, un correttivo proposto da Luca Pastorino di Liberi e Uguali per ampliare alle tratte stradali - e non solo autostradali - i disagi avvertiti dagli autotrasportatori in base ai quali saranno rimborsati. La maggioranza ha poi “accantonato” - cioè messo in stand by, dando disponibilità a un possibile ripensamento prima della votazione finale prevista entro domani alle 14 - alcuni emendamenti. Tra questi, uno illustrato dalla deputata Pd, Raffaella Paita, che prevede la possibilità di intervenire sui debiti della Compagnia portuale come potenziale forma di ristoro. Un altro correttivo accantonato, sostenuto sia da Pd che da Leu, riguarda l’ampliamento della finestra temporale su cui si calcola la differenza di fatturato necessaria alle imprese per accedere a indennizzi e sgravi fiscali: attualmente il calcolo si fa dal 14 agosto al 30 settembre, la proposta prevede di ampliare il termine al momento in cui il decreto diventerà legge, guadagnando in questo modo circa un mese e mezzo.

POLEMICHE SU CASSA E TONINELLI
Non sono mancate le polemiche, soprattutto sulle bocciature di alcuni emendamenti sulla cassa in deroga. Partito democratico, Liberi e uguali e Forza Italia chiedevano un’estensione delle indennità di sostegno al reddito dagli attuali 12 a 24 mesi, ampliando anche l’area di estensione della misura. Proposte bocciate dalla maggioranza. «Servono 60 milioni, per le coperture si usino i soldi delle vincite al gioco», ha proposto Pastorino, mentre la Paita ha evidenziato come «dodici mesi non bastano, e serve coinvolgere i sindacati». Oggi il decreto ritornerà in aula alle 9.30, per la ripresa delle votazioni.

ACCISE, NO DAL GOVERNO
Intanto, c’è da registrare la gelata del viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, ai suoi ex colleghi assessori della Regione Liguria che volevano mantenere le accise sulla benzina per destinare sette milioni alle opere post-emergenza: «Il governo è contrario. Dal 2019 non solo non aumenteranno le accise sulla benzina per i liguri, ma il prezzo del carburante diminuirà di 5 centesimi al litro». E per una volta Rixi è sulla stessa lunghezza d’onda del gruppo Pd in Regione che critica la proposta come «un assurdo espediente per far pagare chi ha già subito gli effetti del crollo del ponte».

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