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Clima, l’Italia quasi fanalino di coda nell’Unione europea

Roma - Sul clima, i primi della classe nell’Unione europea sono Svezia, Germania e Francia. In fondo alla classifica, c’è invece l’Italia, al 24esimo posto, seguita da Lettonia, Lituania, Romania e Polonia.

Roma - Sul clima, i primi della classe nell’Unione europea sono Svezia, Germania e Francia. In fondo alla classifica, c’è invece l’Italia, al 24esimo posto, seguita da Lettonia, Lituania, Romania e Polonia. È questo il risultato della classifica dell’EU Climate Leader Board, messo a punto da due organizzazioni no-profit, Carbon Market Watch e Transport&Environment.

Lo studio, che compare anche sul sito del World Economic Forum, ha puntato i riflettori su come ogni Paese si colloca rispetto all’Effort Sharing Regulation, il regolamento-cardine dell’Unione Europea riguardo il taglio di emissioni nei settori del trasporto, agricoltura, gestione dei rifiuti ed edifici; e che punta a ridurre le emissioni del 30% entro il 2030. Il regolamento è alla fase finale del negoziato e, una volta diventato legge, fisserà gli obiettivi di riduzione delle emissioni per ciascun Stato membro dal 2021 al 2030. Nonostante all’indomani del dietrofront statunitense sull’Accordo di Parigi, i Paesi europei abbiano tutti levato la voce, criticando il presidente Donald Trump, dalla classifica emerge che solo tre Paesi europei spingono nella direzione giusta: Svezia, Germania e Francia.

In testa a tutti c’è la Svezia che svetta perché cerca di andare anche oltre quanto richiesto: il Paese scandinavo si è già impegnato ad eliminare completamente le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2045, un obiettivo che sarà raggiunto non solo con il taglio dell’85% delle emissioni ma anche con la riforestazione. All’estremo opposto della classifica Polonia, Italia, Spagna e Repubblica Ceca, che -secondo l’ong Carbon Market Watch- cercano escamotage come per esempio calcolare il taglio delle le emissioni da un punto superiore alle emissioni attuali. Lo studio critica anche Finlandia e Austra che, pur essendo Paesi relativamente ricchi, hanno un impegno molto stentato.

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