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Allarme per le batterie esauste: l’altra faccia dell’auto elettrica / FOCUS

Milano - A lanciare l’allarme per il mercato cinese è stato il Gaogong Industry Research, un think tank con sede a Shenzen, ma il ragionamento vale ovviamente anche per l’Europa e gli Stati Uniti.

Milano - Le auto elettriche sono meno inquinanti rispetto a quelle con i motori a scoppio, ma questo non significa che non presentino rischi sul fronte dell’ambiente. Le batterie esauste, per esempio, potrebbero presto diventare un problema non da poco. Su questo fronte, a lanciare l’allarme per il mercato cinese è stato il Gaogong Industry Research, un think tank con sede a Shenzen, ma il ragionamento vale ovviamente anche per l’Europa e gli Stati Uniti. Nel più popoloso Paese del pianeta mancano infatti i siti per provvedere allo smaltimento delle batterie dismesse che, secondo l’istituto di ricerca, ammonteranno a 248mila tonnellate entro il 2020.

«Ad oggi ci sono cinque grandi aziende specializzate nello smaltimento delle batterie esauste in tutto il Paese - spiega Gao Xiaobing dell’Institute of Lithium Battery Research - Complessivamente sono in grado di processare 12mila tonnellate di batterie ma non sono assolutamente in grado di far fronte alla domanda che si concretizzerà nei prossimi anni».

Spinte dagli incentivi statali, le vendite di auto elettriche in Cina hanno fatto registrare una crescita vertiginosa; si è infatti passati dalle 8mila unità del 2011 alle 500mila del 2016. L’industria delle batterie è andata di pari passo: l’anno scorso ha toccato i 9,7 miliardi dollari con un balzo del 70% rispetto al 2015. Oggi il settore delle batterie per auto è più grande di quello delle batterie per gli apparecchi digitali come telefonini e tablet.

In teoria la maggior parte delle batterie per auto elettriche dovrebbero avere una vita di otto anni ma nella pratica arrivano solo fino a cinque. «La prima grande ondata di batterie esauste arriverà nel 2018, quando bisognerà smaltire quelle installate nelle auto elettriche vendute fra il 2012 e il 2014 - afferma Li Changdong, presidente della Hunan Bangpu Recycling Technology Company - Successivamente il loro numero aumenterà esponenzialmente».

In Cina si sono già registrati gravi episodi per la salute dei cittadini. Fra il 2009 e il 2011 più di cento bambini nella provincia di Anhui furono vittime di avvelenamento da piombo: la causa venne identificata nell’attività di una fabbrica di batterie per biciclette elettriche. Si sono poi registrati altri casi simili nelle province di Yunnan, Hubei e Henan. Secondo un rapporto del 2011 della China Battery Industry Association, più dell’80% delle batterie esauste sono state smaltite da piccole imprese che non avevano l’autorizzazione a farlo perché non in grado di rispettare gli standard ambientali.

La buona notizia è che le più recenti batterie per auto sono meno inquinanti di quelle per biciclette impiegate cinque anni fa, in quanto non contengono il piombo ma il litio. Nel 2016, poi, le autorità di Pechino hanno stabilito alcune norme per la raccolta e il riciclo delle batterie. Il problema, però, si pone lo stesso. In Europa la situazione è meno preoccupante che in Cina sia per il numero di auto vendute - nel 2016 sono state poco più di 100mila - sia per gli impianti in grado di smaltire le batterie. Anche nel Vecchio Continente le cose sono però destinate a cambiare in tempi non troppo lunghi, visto che numerose città europee stanno già fissando la data entro la quale non consentiranno più la circolazione sulle proprie strade di automobili con motori a combustione: Parigi si è data come limite il 2024 per il diesel e il 2030 per la benzina, mentre Oxford il 2020 per le vie più centrali e il 2035 per tutto il territorio.

Nell’Unione europea, però, è già chiaro su chi ricadrà la responsabilità dello smaltimento: la normativa prevede infatti che a farlo sia chi ha prodotto le batterie.

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