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«Dall’uscita dal carbone vantaggi per 22 miliardi di euro»

Roma - Lo studio arriva a pochi giorni dal summit sul clima fortemente voluto dal presidente francese Emmanuel Macron, in programma martedì prossimo, a Parigi che punta a implementare l’accordo di due anni fa sempre nella capitale francese.

Roma - Più della metà delle centrali a carbone nell’Unione europea sono in perdita e quasi tutte, entro il 2030, entreranno in una «spirale di morte». Lo scrive il Financial Times che cita uno studio di Carbon Tracker, think-tank sul clima, che ha analizzato la situazione di oltre 600 impianti del Vecchio continente. Secondo l’analisi si potrebbero evitare 22 miliardi di perdite se nel prossimo decennio si riuscisse a uscire dal carbone. Lo studio arriva a pochi giorni dal summit sul clima fortemente voluto dal presidente francese Emmanuel Macron, in programma martedì prossimo, a Parigi che punta a implementare l’accordo di due anni fa sempre nella capitale francese. Secondo Ft, tuttavia, c’è una «forte spaccatura all’interno dell’Europa su quanto veloce debba essere l’uscita dal carbone perché ogni Paese vuole bilanciare la lotta al cambiamento climatico con le esigenze di sicurezza energetica».

Le centrali a carbone, scrive il quotidiano finanziario, sono la spina dorsale del sistema elettrico in molti Paesi europei ma stanno affrontando crescenti difficoltà economiche derivanti dalle normative introdotte per ridurre le emissioni e dall’aumento della concorrenza delle fonti rinnovabili. Circa il 54% degli impianti a carbone europei sono già in perdita, spiega l’analisi di Carbon Tracker, e tale percentuale salirà al 97% entro il 2030 se i governi europei adotteranno le azioni necessarie per centrare i target ambientali previsti dall’accordo di Parigi.

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