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I funghi che tolgono l’inquinamento dai porti

Genova - Il coordinatore dello studio, l’oceanografo Marco Capello, è tra i ricercatori dell’Università di Genova che hanno collaborato e collaborano ancora con La Sapienza di Roma alla tutela dell’ambiente marino dell’Isola del Giglio. Dal giorno successivo al naufragio della “Concordia”, il 13 gennaio 2012

Genova - Il coordinatore dello studio, l’oceanografo Marco Capello, è tra i ricercatori dell’Università di Genova che hanno collaborato e collaborano ancora con La Sapienza di Roma alla tutela dell’ambiente marino dell’Isola del Giglio. Dal giorno successivo al naufragio della Concordia, il 13 gennaio 2012. Ora, però, si dedica ai funghi insieme alla collega Mirca Zotti, in una ricerca che potrebbe rivoluzionare il sistema del dragaggio dei porti e il conseguente smaltimento dei fanghi raccolti dai fondali.

«Abbiamo selezionato alcuni ceppi di funghi in grado di digerire gli inquinanti come gli idrocarburi degradandoli ad acqua e zucchero - spiega la micologa, Grazia Cecchi, componente del gruppo di ricerca - e altri capaci di separare i metalli pesanti dal resto dei fanghi e dei sedimenti». «L’idea è arrivare a un modello virtuoso di bonifica con la possibilità di riciclare i metalli», aggiunge Capello. «Naturalmente si tratta di funghi trovati nel mare del porto perché non volevamo correre il rischio di inserire nuovi ceppi nell’ambiente quello del porto», riprende Cecchi. «I sedimenti, 20/30 chili circa, sono stati prelevati davanti alla Stazione Marittima del Porto di Genova e li abbiamo distribuiti in 5 vasche - riprende il coordinatore della ricerca - in una di queste abbiamo lasciato i fanghi evolversi autonomamente, nelle altre quattro abbiamo messo “al lavoro” i funghi: da una parte con un telo a cui i sedimenti digeriti-lavorati e separati restano attaccati, dall’altra senza supporti». La ricerca viene condotta a Genova, in collaborazione con Arpal,e fa parte del Progetto Europeo Interreg Italia-Francia Marittimo “Sediterra” finanziato a sette Dipartimenti ed Enti di Italia e Francia per un importo di 1,8 milioni di euro circa e, per la parte genovese, sono stati stanziati circa 230mila euro.

Ma come si è arrivati all’idea di usare i funghi per bonificare i fanghi del porto? «Il sistema dei funghi è ampiamente utilizzato “a terra” ma solo negli Stati Uniti sono stati fatti tentativi di applicare questo sistema in mare, direttamente sottacqua come pensano di fare i ricercatori del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università. A Genova il tema è relativamente sentito. Con più di due milioni e mezzo di metri cubi di fango dragati 8 anni fa dai fondali del nostro Porto, erano state riempite le Calate Bettolo e Derna. Ma di porti che potrebbero servirsi del sistema di mycoremediation (nome dell’azione portata avanti dai ricercatori) è pieno il mondo, non solo il Mediterraneo: il senso di finanziare una ricerca di questo tipo è proprio questo, poterla applicare e renderla replicabile ovunque.

La ricerca è partita ufficialmente a marzo dello scorso anno ma i primi mesi sono serviti alla teoria e alla stesura del protocollo dell’applicazione e, solo a settembre, è cominciata la pratica. Il primo step è stato raccogliere i sedimenti, insieme all’acqua portuale da cui sono stati isolati ceppi di funghi: le colonie hanno impiegato una decina di giorni a proliferare. «Quando poi le colonie si sono sviluppate, abbiamo scelto quelle più efficaci per i sedimenti e non patogene per l’uomo ma ugualmente capace di digerire inquinanti e metalli», spiega ancora Cecchi. La ricerca dovrà concludersi entro il 2020.

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