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«Veleni Solvay, fu disastro colposo»

Torino- La Corte d’assise d’appello di Torino ha confermato l’impostazione della Corte d’assise di primo grado: ci fu un’estesa contaminazione di veleni, tossici e nocivi, fuoriusciti dal polo chimico di Spinetta Marengo e finiti nelle falde sottostanti, ma non fu avvelenamento doloso

Torino- La Corte d’assise d’appello di Torino ha confermato l’impostazione della Corte d’assise di primo grado: ci fu un’estesa contaminazione di veleni, tossici e nocivi, fuoriusciti dal polo chimico di Spinetta Marengo e finiti nelle falde sottostanti, ma non fu avvelenamento doloso. In altre parole, i vertici di Ausimont (Montedison), prima, e di Solvay, dopo, non erano coscienti di compiere quello che comunque è avvenuto ed è stato riconosciuto: un disastro ambientale. Colposo, però, e non volontario.

Ieri alle 16,45 il presidente della Corte, Fabio Pasi, ha letto il verdetto. Ha confermato le assoluzioni, già pronunciate dalla Corte d’assise di Alessandria, nei confronti dei vertici gestionali: Carlo Cogliati, Bernardo Delaguiche e Pierre Jacques Joris. Ha assolto (per difetto di dolo) Giulio Tommasi, responsabile ambientale di Ausimont (in primo grado la sua posizione era stata solo prescritta). Confermata la responsabilità nei confronti dei dirigenti di Sicurezza e Ambiente delle due società, Giorgio Carimati, Giorgio Canti e Luigi Guarracino, riconoscendo però a tutti e tre le attenuanti generiche che hanno consentito una riduzione della pena da due anni e mezzo a un anno e otto mesi (beneficiando, in tal modo, dei doppi benefici della sospensione condizionale e della non menzione). Infine, nei confronti di Salvatore Francesco Boncoraglio, anche lui dirigente ambientale (nel periodo Ausimont) la corte ha dichiarato non doversi procedere per prescrizione.

Essendo stato ribadito l’impianto accusatorio che conferma il disastroso inquinamento, sono stati anche confermati i risarcimenti alle parti civili (singoli cittadini, malati o eredi di deceduti, oltre ad associazioni ed enti) ad eccezione del Comune di Alessandria. Risarcimenti cui sono tenuti, con differenziazioni, i tre dirigenti condannati e, in solido, Solvay Solexis.

La società, subito dopo la lettura del verdetto, ha diramato una nota in cui dichiara che «pur accogliendo con soddisfazione il fatto che la sentenza ha riconosciuto l’infondatezza delle gravi accuse sostenute dalla procura di Alessandria, nondimeno Solvay ritiene ingiustificata la condanna, anche se ridotta, e ribadisce la propria fiducia nella correttezza dell’operato dei propri dirigenti». In particolare, l’avvocato Bolognesi, difensore di Carimati (unico imputato che, ieri mattina, aveva fatto dichiarazioni spontanee insistendo sulla propria innocenza e spiegandone, tecnicamente, i motivi) ha commentato: «Non accettiamo la responsabilità attribuita a Carimati e, nonostante la riduzione della pena, faremo ricorso in Cassazione».

I legali di parte civile - Vittorio Spallasso, Giuseppe Lanzavecchia, Laura Mara, Laura Pianezza, Maria Pia Giracca, Cristina Giordano, Mario e Gianluca Violante, Davide Daghino e Massimo Martinelli - sono soddisfatti che l’impianto accusatorio abbia tenuto (cioè il disastro ambientale colposo è stato riconosciuto) e auspicano che questo risultato dia l’input per incardinare il procedimento pendente in procura sui casi di malattia e morte (lesioni e omicidio colposo) causati dai veleni filtrati dal polo chimico.

Amaro il commento di Lino Balza, una delle parti civili e tra i principali accusatori storici del polo chimico: «Non esiste giustizia in campo ambientale».

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