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La scienziata dei ghiacci polari che misura la febbre alla Terra / IL PERSONAGGIO

Genova - «Il Mare di Ross è un termometro del riscaldamento globale». E ci chiede di cambiare lo stile di vita.

Genova - Un mese fa l’Ipcc, il gruppo internazionale di lavoro sul cambiamento climatico che nel 2007 ha vinto il Nobel per la Pace insieme ad Al Gore, si è preso la responsabilità di dire che il mondo è in pericolo. Di questo passo, avvertivano gli scienziati dell’Ipcc, a fine secolo la temperatura sarà in media tre gradi più calda di oggi, oltre il limite di due gradi fissato a Parigi nel 2015 e con danni per l’ecosistema, l’economia e la salute.

Dietro quell’ammonimento c’è lo studio, durato decenni, di molti ricercatori che in diverse parti del mondo, con pazienza, raccolgono e analizzano le tracce dei cambiamenti del clima. Paola Rivaro lo fa da 24 anni. Professoressa di oceanografia chimica all’Università di Genova, ogni due anni abbandona per un paio di mesi la sua routine e si trasferisce all’estremo sud del pianeta. «La prima volta che sono stata nel Mare di Ross - ricorda - studiavo per il dottorato. Il mio relatore mi propose questa spedizione scientifica e mi diede poche ore per decidere. Da allora non ho più smesso».

Il Mare di Ross, a sud della Nuova Zelanda, è per gli studiosi dei mari una delle regioni più importanti. Qui le acque di superficie, gelide e dense, danno origine sprofondando alle correnti che alimentano gli oceani, e qui gran parte dei gas serra prodotti nel mondo s’inabissano con il ghiaccio. «Nei due mesi di spedizione nel Mare di Ross, il lavoro è incessante. Raccogliamo campioni, li sigilliamo, li analizziamo». Finendo così per scoprire che nell’acqua del Mare di Ross l’anidride carbonica sta aumentando, cosa che ne sta riducendo il Ph. «È in corso un’acidificazione dell’acqua che non potrà non avere conseguenze».

I risultati delle analisi di Rivaro e dei suoi allievi finiscono nel Southern Ocean Observing System, www.soos.aq, grande banca dati sull’Antartide, dove sono a disposizione dell’Ipcc e degli scienziati in generale per le loro valutazioni. Le provette ambientali contenenti acqua e ghiaccio raccolti nel Mare di Ross e trasportati fino a Genova finiscono invece in una biblioteca atipica, due grandi celle frigorifere al piano “0” del dipartimento di chimica, dove restano a disposizione degli studiosi. «I campioni sono conservati a una temperatura di venti gradi sotto zero e possono essere presi in prestito dai colleghi italiani e stranieri che non hanno la possibilità di affrontare un viaggio in Antartide o che devono fare analisi retrospettive, confronti tra l’acqua e il ghiaccio rilevati oggi e quelli di dieci o vent’anni fa. È la banca dati italiana dei campioni ambientali antartici».

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