SERVICES

Dnv-Gl: «Ammoniaca per ridurre a zero le emissioni navali»

Genova - Lo studio ha analizzato tipi differenti di combustibile. Fra questi alcuni sono candidati a sostituire i combustibili fossili, altri invece potranno avere un utilizzo soltanto provvisorio nel periodo di transizione energetica verso sistemi più puliti.

Genova - Nel 2050 il combustibile marino più utilizzato sarà il gas naturale liquefatto, ma sarà l’ammoniaca a portare il settore dello shipping a ridurre a zero le emissioni. Lo spiega uno studio pubblicato dalla società di classifica tedesco-danese Dnv-Gl. Anche l’ammoniaca, un prodotto di cui oggi si parla poco come combustibile marittimo, avrà sempre più spazio nelle scelte degli armatori e diventerà un combustibile usato per alimentare i motori delle navi.

Lo studio ha analizzato tipi differenti di combustibile. Fra questi alcuni sono candidati a sostituire i combustibili fossili, altri invece potranno avere un utilizzo soltanto provvisorio nel periodo di transizione energetica verso sistemi più puliti.

Dnv-Gl ha studiato la flotta internazionale che attualmente è impegnata in questo processo di transizione, con la prima scadenza al 2020 per le emissioni di zolfo. Ma le navi dovranno adattarsi anche a ridurre le emissioni di altre sostanze. Lo studio analizza i risultati ottenuti finora. Accanto alle navi a gnl, che rappresentano oggi, seco do la società di classifica, la soluzione alternativa più gettonata, ci sono sempre più unità che utilizzano batterie, con motori elettrici e ibridi. La tipologia fino a oggi in cui si è diffusa maggiormente l’alimentazione elettrica sono i traghetti. Secondo Dnv-Gl il futuro sarà nella flessibilità fra diversi sistemi, man mano che si svilupperà la tecnica per la propulsione elettrica. Gli operatori dello shipping avranno molta più difficoltà a adeguarsi a un mondo a zero emissioni se punteranno subito tutto su un’unica soluzione invece di lasciare aperte diverse opzioni per il futuro.

Il gnl svolgerà un ruolo chiave come tecnica di transizione per spingere l’industria navale a raggiungere i suoi obiettivi nella riduzione delle emissioni, che entro il 2030 dovranno portare a un miglioramento del 40% della produzione di anidride carbonica. Ma se il gnl, secondo lo studio, avrà un ruolo fondamentale nel prossimo decennio, la sperimentazione di nuovi combustibili avrà un’accelerazione a partire dal 2035 e l’ammoniaca sarà disponibile per questo tipo di uso dal 2037. La previsione è che da quel momento e nel giro di dieci anni l’ammoniaca conquisterà progressivamente quote di mercato fino a raggiungere nel 2045 il 90 per cento del mercato.

Il rapporto di Dnv-Gl afferma anche che il settore dello shipping è in ritardo nel percorso per raggiungere l’obiettivo, fissato dall’Imo nel 2008, di ridurre del 50 per cento le emissioni navali di anidride carbonica. Secondo il rapporto, l’80 per cento delle emissioni navali di anidride carbonica proviene dalle navi transoceaniche. La decarbonizzazione del trasporto marittimo, secondo Øyvind Endresen, consulente ambientale della società di classifica, sta procedendo «in disordine» e richiede uno sforzo maggiore. Secondo Endresen, le nuove navi devono essere «flessibili in termini di combustibili» con l’obiettivo di essere «a prova di futuro», con riferimento sia a possibili nuove e più restrittive regole internazionali sia alla sfida portata dalla volatilità e dalle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili. Per Endresen occorre approfittare del trasporto costiero e dello short sea shipping come laboratorio per nuove tecniche.

Un segmento, quello del cabotaggio, che interessa anche chi sta sperimentando le navi autonome. «Abbiamo parlato - dice Marnix Krikk, direttore di Netherlands maritime technology (Nmt) - con vettori del cabotaggio con linee su porti fissi e loro pensano che queste possono essere operate con navi autonome. Possono introdurre rapidamente l’uso di queste navi».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››