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Imo 2020, la Russia non ci sta: «Meglio ritardare»

Mosca - La Russia vuole rimandare al 2024 l’applicazione nelle proprie acque del Sulphur Cap 2020.

Mosca - La Russia vuole rimandare al 2024 l’applicazione nelle proprie acque del Sulphur Cap 2020. Il motivo ufficiale è che l’industria petrolifera locale non è ancora pronta per produrre combustibile adeguato in quantità sufficiente e che questo potrebbe mettere sotto pressione finanziaria gli operatori marittimi russi. A rivelare che l’ipotesi è sul tappeto è stato lo stesso ministro russo dell’Energia, Alexander Novak. L’annuncio russo conferma le preoccupazioni provenienti da più parti di un’impreparazione diffusa all’entrata in vigore ormai imminente del limite dell’0,5 per cento delle emissioni di zolfo delle navi nelle acque di tutto il mondo, imposto dall’Imo.

Quest’estate era stata l’Indonesia a annunciare che non avrebbe applicato il limite dell’Imo per la propria flotta, a causa dell’alto costo del combustibile pulito. L’annuncio era stato poi ritrattato. Per non dover dipendere dalle oscillazioni del combustibile a basso contenuto di zolfo, molte compagnie hanno cominciato a dotare le proprie navi di filtri delle emissioni, o scrubber, che consentono l’utilizzo del fuel tradizionale, più sporco. Ma i dati del broker Braemer Acm mostrano che anche su questo fronte c’è ancora molta impreparazione e che i lavori per installare gli scrubber sulle navi cisterna sono in ritardo. Attualmente, meno della metà delle grandi tanker ha completato l’installazione degli scrubber e per molte i lavori non si completeranno prima della seconda metà del 2020. In particolare, Braemer Acm rileva che il 32 per cento delle vlcc, il 23 per cento delle suezmax e il 15 per cento delle aframax-Lr2 probabilmente saranno pronte soltanto alla fine del 2020.
Per quanto riguarda la Russia, il ministro Novak sostiene che le regole Imo 2020 «porteranno a un forte aumento del prezzo del combustibile per la flotta fluviale e per le navi fluvio-marittime che operano principalmente nelle acque territoriali russe». Per questo il governo russo vuole «evitare una maggiore pressione finanziaria sugli armatori del paese», rimandando l’applicazione della normativa sulle emissioni di zolfo. Novak ha però specificato che la Russia applicherà la normativa nelle acque internazionali. Il ritardo non riguarderebbe soltanto la Russia, ma i paesi che compongono l’Unione economica eurasiatica, di cui fanno parte anche Kazakistan, Kirghizistan, Bielorussia e Armenia. Un portavoce dell’Imo ha spiegato che l’adozione delle regole non è resposnabilità diratte dell’Imo, ma delle singole nazioni. In caso di inadempienza, l’Imo può predisporre un piano d’azione correttivo, ma senza strumenti sanzionatori.
Gli esperti sottolineano che se la Russia ritardasse l’applicazione della normativa, questo avrebbe effetti anche sul prezzo del combustibile a livello internazionale, perché ci sarebbe maggiore disponibilità di fuel a basso tenore di zolfo. Il cammino verso uno shipping più pulito non sembra comunque in discussione. Kuehne-Nagel ha rivelato che alcuni clienti cominciano a penalizzare le portacontainer con alti livelli di emissioni di CO2.

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