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Seal Forum, neuroscienze e best practice per la sicurezza / INTERVISTA

Roma - «Uno dei requisiti richiesti dall’Ism code (inserito nella convenzione Solas dell’Imo) è che il comandante di una nave motivi l’equipaggio alla safety. È l’unico requisito che non si può mettere nelle procedure, che tocca i princìpi», nota Bruno Di Lascio, titolare e amministratore di Azimuth Consulting

Roma - «Uno dei requisiti richiesti dall’Ism code (inserito nella convenzione Solas dell’Imo) è che il comandante di una nave motivi l’equipaggio alla safety.

È l’unico requisito che non si può mettere nelle procedure, che tocca i princìpi», nota Bruno Di Lascio, titolare e amministratore di Azimuth Consulting. La sua società organizzerà a Roma il prossimo 28 settembre, con il patrocinio di Confitarma, il Seal Forum, che lo stesso Di Lascio definisce «il primo evento in Italia interamente incentrato su Safety excellence and leadership (Seal) in ambito marittimo per prevenire rischi e incidenti e sviluppare il proprio business». L’approccio del forum è basato in gran parte sull’esperienza diretta di situazioni che si possono creare a bordo. Per quanto riguarda, ad esempio, la motivazione dell’equipaggio alla safety, «ci sarà una riflessione e si vivrà un’esperienza di motivazione, per capire quali leve utilizzare, quali tecniche possono aiutare il comandante a motivare gli altri marittimi alla cura della sicurezza».

Qual è il vostro obiettivo?
«L’idea alla base dell’evento è che, a quasi vent’anni dell’approvazione dell’Ism code, non è sufficiente adeguarsi ai requisiti delle normativa, ma occorre parlare delle performance che si possono ottenere con un certo tipo di gestione d’eccellenza. In particolare il forum è mirato alla formazione della leadership e al far vivere metodi e tecniche per gestire il lavoro di squadra. La safety ormai è richiesta dal cliente, ha un impatto sul business, ho anche un ritorno economico se il cliente è più soddisfatto».

Su quali aspetti si può lavorare per avere maggiore sicurezza?
«Al convegno interverrà uno psicologo dell’università di Leida, nei Paesi Bassi, esperto analisti di incidenti nei settori dell’oil and gas e marittimo. Spiegherà perché le persone rischiano e come possono agire i leader per minimizzare il rischio. Un altro intervento, più mirato a questioni tecniche, sarà quello di Micheal Minogue che racconterà il sistema introdotto negli Stati Uniti negli anni 1990 per gestire le emergenze dopo lo shock provocato dall’affondamento della “Exxon Valdez”».

Che cosa si può imparare da questa best practice?
«Anche se negli Stati Uniti non è una novità, questo potrebbe essere un modello per i nostri armatori per gestire le emergenze. Un modello da non copiare così com’è, ma da cui si possono estrarre princìpi validi e poi adattare alle esigenze europee. La finalità del forum non è sollecitare le istituzioni per l’adozione di un modello, ma far acquisire agli armatori la consapevolezza che esistono modelli di eccellenza. Gli Stati Uniti erano impreparati quando avvenne l’incidente alla “Exxon Valdez”. Dalla lezione hanno appreso tantissimo. Leadership significa imparare da errori e fallimenti e il forum vuole calare la riflessione sul tema della leadership nel contesto marittimo. Oggi anche la convenzione Stcw dell’Imo ha reso obbligatori i corsi direttivi. Non entro nel merito del dibattito in corso, che riguarda i requisiti richiesti, ma sottolineo che in Italia su questo tema siamo in ritardo».

Può indicare un tema del convegno particolarmente innovativo per il mondo dello shipping?
«Cercheremo di capire come utilizzare le neuroscienze. Il biologo Alfonso Martuscielli parlerà di come il nostro cervello pensa e prende le decisioni. La Rivoluzione industriale ha spinto per decenni perché venisse sviluppato l’emisfero sinistro del cervello, dedicato al pensiero analitico, logico, razionale e schematico. Ma i due emsiferi del cervello dialogano fra loro. Per decenni ci siamo dimenticati i buoni risultati che si ottengono dall’emisfero destro, dedicato a immaginazione, creatività, emozioni, visione d’insieme. La creatività per la nostra cultura è associata al gioco che a sua volta è associato al perdere tempo. Ma ormai gli studi dimostrano che molte organizzazioni di successo utilizzano la creatività e l’immaginazione del proprio personale».

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