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Codice IMO per navi attive in acque polari / ANALISI

Genova - Negli ultimi anni, il rapido scioglimento dei ghiacci – dovuto al riscaldamento globale che ne ha ridotto sia l’estensione che lo spessore – ha aperto interessanti prospettive per la regione polare.

Genova - Il codice internazionale per navi operanti nelle acque polari (Codice Polare IMO) – applicabile a tutte le navi – regola la sicurezza e la protezione ambientale della navigazione polare, tenendo conto dei rischi specifici di zone marine così remote e vulnerabili.

Negli ultimi anni, il rapido scioglimento dei ghiacci – dovuto al riscaldamento globale che ne ha ridotto sia l’estensione che lo spessore – ha aperto interessanti prospettive per la regione polare: rotte più brevi intorno al polo nord in grado di far risparmiare tempo e carburante; crociere verso destinazioni incontaminate; e risorse di petrolio e gas naturale ancora non sfruttate. Il crescente interesse del settore marittimo in regioni così remote, difficili e vulnerabili ha posto nuove sfide ed esposto a nuovi rischi non solo le navi ma anche l’ambiente polare, spingendo la comunità internazionale a sviluppare specifici strumenti internazionali obbligatori. Il dibattito entro l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha portato all’adozione, nel 2014, del Codice Polare per regolare gli aspetti di sicurezza, protezione ambientale, armamento, addestramento e qualifica del personale delle navi che operano in acque artiche ed antartiche.
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