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La nave-drone va avanti anche senza normative / IL FORUM

Genova - A oggi mancano leggi capaci di regolamentare il settore. Gli armatori: «Si lavorerà in deroga». Primo viaggio nel 2020.

Genova - La tecnologia - promettono i big interessati alla partita - nel 2020 farà navigare tra i fiordi norvegesi la prima nave autonoma, senza equipaggio a bordo. A breve insomma il futuro sarà realtà, e per la prima volta se ne discute anche in Italia, in occasione del Forum “Toward Autonomous Ships” organizzato a Genova dal Secolo XIX-The MediTelegraph-TTM. E mentre Massimo Figari, docente alla Facoltà di Ingegneria dell’ateneo genovese, rivela che già da tempo sono in corso studi e sperimentazioni in tema anche sotto la Lanterna (finora limitati alle pubblicazioni scientifiche), ieri i massimi esperti del settore si sono concentrati soprattutto sul fronte normativo: fondamentale in un processo così delicato, che coinvolge la sicurezza delle persone, il futuro dei marittimi, i piani delle compagnie di navigazione.

Processi tuttavia non facili, perché pur essendo ancora agli albori, la nave-drone impone una revisione di punti di riferimento consolidati da 130 anni. Un cambio di prospettiva evidente se si guarda alle cose con la lente dell’assicuratore: «Oggi - spiega Alessandro Morelli, direttore operativo di Siat - molte statistiche ci dicono che la maggior parte degli incidenti marittimi derivano da errori umani, ma bisogna determinare casistiche precise, che il settore non ha, e poi bilanciarle con gli altri rischi che possono derivare da navi autonome o controllate da remoto: l’affidabilità degli apparati elettronici, la velocità nella gestione delle emergenze, e ovviamente le possibili incursioni esterne sui sistemi operativi, ricordando che oggi gli atti di pirateria informatica non sono inclusi polizze tradizionali. Certamente però - conclude Morelli - prima di tutto questo bisognerà vedere la reale evoluzione del settore. Penso che ci troveremo di fronte a un adeguamento di tipo progressivo, man mano che si crea una casistica».

L’elemento della progressività è indicato anche dal comandante Domenico Napoli, capo Struttura tecnica della Capitaneria di porto di Genova: «Non credo ci darà un passaggio da 10 a zero persone di equipaggio: piuttosto da 10 a quattro, o da 10 a due. Il passaggio sarà graduale, e noi saremo pronti a gestirlo», dice Napoli, sollecitato anche dal tema posto da Marco Mastropasqua, partner dello studio legale Garbarino Vergani («chi controlla il controllore?»).

È Fabio Faraone, segretario della commissione Gestione navi e ambiente di Confitarma, a ricordare che il processo normativo è solo all’inizio, con la prima riunione dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo) che su questo tema si è tenuta il mese scorso, e che in sostanza ha definito i quattro stadi dell’automazione, dalla nave con alcuni sistemi di bordo automatizzati fino all’unità senza equipaggio a bordo in grado di auto-gestirsi in piena autonomia: un nuovo incontro ci sarà a dicembre, e l’obiettivo è quello di capire se, riguardo alle navi-drone, basterà implementare le norme vigenti oppure se il settore avrà uno sviluppo tale da avere una sua convenzione ad hoc. Nel frattempo, «la sperimentazione dovrà andare avanti con norme in deroga, come è successo nel Mar Baltico con le navi a gas, presenti nell’area sin dal 2000».

Alberto Rossi, segretario generale di AssArmatori ha sottolineato che il passaggio all’Imo è importante, ma sono poi i singoli Stati che dovranno ratificare la norma internazionale, compresa l’Italia, che controlla un quinto delle acque del Mar Mediterraneo. Con i tempi che tutto questo richiederà.

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