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Protezione digitale, lo shipping teme sanzioni / IL CASO

Genova - Meno di un mese per sapere se sono necessari una serie di investimenti anche pesanti. E per evitare di incappare in una sanzione che può arrivare sino a 150 mila euro.

Genova - Meno di un mese per sapere se sono necessari una serie di investimenti anche pesanti. E per evitare di incappare in una sanzione che può arrivare sino a 150 mila euro. Gli operatori dello shipping friggono, perché in ballo c’è il muro di protezione sulla cyber security, la grande barriera nazionale per proteggersi dagli hacker, ma il piano per mettere in sicurezza uno dei settori più esposti, quello marittimo-portuale, rischia di sforare i termini previsti dalla legge.

Tutta colpa della burocrazia, sostengono le associazioni: i funzionari del Mit non riescono a stilare una lista completa e soddisfacente degli Ose , sigla complicata per definire gli “operatori di servizi essenziali” e che in sostanza raggruppa tutti gli enti pubblici e le aziende private che devono dotarsi dei nuovi dispositivi di sicurezza contro gli attacchi hacker. Per i trasporti, il settore marittimo è quello più complicato. Gli attori a rischio sono tanti: dai porti alle navi. Lo scalo di Barcellona è stato attaccato recentemente; negli Usa il porto di San Diego è stato costretto a fermarsi per diversi giorni; gli armatori spingono per navi sempre più autonome e controllate dai computer e rischiano di diventare un facile bersaglio. Ma i funzionari del ministero non sono ancora riusciti a compilare una lista di quelli che devono entrare nella rete nazionale di sicurezza e il 9 novembre scadrà il termine per farlo. «Siamo preoccupati, i tempi sono troppo stretti» tuona Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, l’associazione di Confcommercio che rappresenta gli operatori del settore.

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Mettersi in regola costa
Il decreto del governo recepisce una direttiva europea che mira a rendere più sicure in tutto il continente le barriere contro i pirati informatici.Sono coinvolti diversi settori: sanità, banche, ambiente. E i relativi ministeri, in base al decreto, devono individuare gli Ose perché predispongano le misure: le aziende e gli enti pubblici individuati dovranno dotarsi di un piano, individuare nuove figure professionali (il cyber risk manager) e avere pronte le contromisure in caso di attacco.
Sembra banale, spiegano da Federlogistica, ma serve tempo per preparare tutti questi elementi e soprattutto si tratta di investimenti onerosi. I grandi armatori probabilmente sono già pronti, ma i piccoli no. «Pensiamo ai servizi nautici: rimorchiatori e piloti dovranno prepararsi per essere a norma?» si chiede ancora Merlo. È questo che gli operatori vorrebbero sapere, prima della scadenza del decreto: «Anche perché le multe per chi non è in regola sono salatissime: dai 20 mila ai 150 mila euro». Nell’ambito dei trasporti il settore aereo e quello ferroviario sono più definiti di quello portuale: è più facile individuare gli Ose. Nella logistica invece il numero di aziende è più alto e ci sono anche diversi soggetti pubblici: «Il cluster portuale è preoccupato - rincara la dose l’ex presidente dello scalo di Genova - C’è troppa indeterminatezza da parte del ministero, per giunta su un tema così attuale come la difesa dagli attacchi dei pirati informatici». E poi non è detto che ci siano i soldi per dotarsi della struttura necessaria individuata dalla legge: «Per questo oltre ai contenuti, servono risorse. Abbiamo poi forti dubbi sui tempi: se per mettere in piedi il sistema Uirnet ci si impiega così tanto, non osiamo immaginare quanto possa servire per costruire una rete così complessa di difesa nazionale».

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