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La Liguria prepara il corso per i portuali 4.0 del futuro

Genova - C’è il progetto per formare i primi tecnici che aiuteranno i camalli a manovrare le gru da remoto. Terminalisti pronti ad assumere.

Genova - I primi tecnici in grado di gestire i robot di banchina, avranno anche meno di 25 anni. Servono i giovani per guidare la rivoluzione dell’automazione nei porti: ed è rivolto a loro il progetto di formazione che la Liguria sta per lanciare. Il primo è un piccolo passo, non per questo meno significativo. Le banchine del presente, in molte parti del mondo, sono automatizzate. I camalli di Rotterdam, ad esempio, guidano le gru con i joystick, seduti in ufficio, non più a decine di metri d’altezza. Nel porto di Genova, invece, l’ondata di iper tecnologia deve ancora arrivare, ma i terminal si stanno preparando. Così Unipol, attraverso il consiglio regionale della Liguria (il braccio del colosso delle assicurazioni che si occupa dei territori), ha deciso di dare vita al primo progetto di formazione di tecnici informatici specializzati nell’automazione sulle banchine.

Dieci giovani, sotto i 25 anni, con il diploma o la laurea triennale in ingegneria, che potranno focalizzare le proprie conoscenze con un corso di 600 ore. «Si tratta di figure richieste dal mercato - spiega Gianluigi Granero, presidente del C.r.u. di Unipol che ha spiegato il progetto al convegno tecnico organizzato da Siat Assicurazioni -. Abbiamo effettuato sondaggi con i terminalisti genovesi che si sono detti molto interessati. C’è una prospettiva interessante per le nuove figure professionali legate ai porti e alla rivoluzione digitale». Dal Sech, a Spinelli, sino a Messina e il Vte, gli operatori hanno risposto positivamente alla proposta: così Unipol, insieme a Isforcoop, Università di Genova, Scs Consulting e Consorzio Global, ha pensato che la strada fosse quella giusta. Il prossimo passo sarà la partecipazione il mese prossimo al bando regionale sulla formazione, finanziato dall’Europa, e così «entro settembre dell’anno prossimo» potranno essere formati i primi 10 “portuali 4.0”.

I terminalisti dovranno assumere il 60% dei “diplomati” che saranno in grado di assistere tecnicamente gli operatori dei nuovi porti automatizzati. Dalle banchine genovesi, l’attenzione si è spostata anche su Vado, sulla piattaforma container che sta per aprire e che si basa su un alto grado di automazione: «I contatti sono in corso» spiega sempre Granero. Apm Terminals, che fa parte del colosso danese Maersk, «sta formando in proprio i futuri operatori» dice Granero, ma sarebbe interessata anche al progetto coordinato dal segretario Uiltrasporti Roberto Gulli. Perchè nelle carte dello schema si chiarisce che i terminal hanno chiesto caratteristiche precise: «La formazione non riguardi solo le competenze strettamente informatiche, che si suppone che i candidati posseggano già in ingresso, ma che sia mirata a fornire una panoramica il più possibile della realtà logistico – portuale e dei processi di automazione e di digitalizzazione in atto (blockchain, robot camallo)».

Tir, l’app salva tempo
“L’ingegnere-camallo” non è l’unico progetto su cui Granero sta lavorando. «È già pronta un’app per supportare l’autotrasporto con informazioni utili, come quelle sulla viabilità» spiega il coordinatore delle attività di Legacoop. La tecnologia è sviluppata da Siat e ora bisogna riempirla «di contenuti: stiamo parlando con l’Authority per le informazioni sugli accessi ai varchi». Con quelle la nuova piattaforma sarà completa e dopo il crollo del Morandi potrebbe diventare uno strumento utile.

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