SERVICES

Il mercato dati vale in Europa 60 miliardi

Roma - Entro il 2020 i dati disponibili saranno 10 volte quelli attuali, mentre già oggi l’economia dei dati vale in Europa 60 miliardi di euro. I data center di portata industriale diventeranno quindi strategici, così come le infrastrutture sottostanti abilitanti di sistemi profondamente digitalizzati

Roma - Entro il 2020 i dati disponibili saranno 10 volte quelli attuali, mentre già oggi l’economia dei dati vale in Europa 60 miliardi di euro. I data center di portata industriale diventeranno quindi strategici, così come le infrastrutture sottostanti abilitanti di sistemi profondamente digitalizzati (cavi, connettori, satelliti, reti di telecomunicazioni). È quanto è emerso oggi durante la presentazione della seconda edizione del Rapporto “Geopolitica del Digitale - Nuovi confini, crescita e sicurezza del Paese” sviluppato da The European House - Ambrosetti in collaborazione con il gruppo Elettronica, tra i più importanti nella difesa elettronica presentato a Roma.

A confrontarsi rappresentanti del mondo politico, istituzionale e accademico che hanno dialogato sul cambiamento copernicano che il digitale sta imponendo, tra cui: Armen Sarkissian, presidente della Repubblica di Armenia, Giulia Bongiorno, ministro per la Pubblica amministrazione e Elisabetta Trenta, ministro della Difesa. In questo contesto anche le minacce evolvono e con esse le risposte più efficaci: nel solo 2017 si sono registrati quasi 1.200 attacchi cibernetici considerati gravi.

A questa crescita vertiginosa dell’economia dei dati fa invece da contraltare il tema delle competenze e la ricerca di nuovi talenti in grado di sviluppare abilità per governare la rivoluzione digitale: il report evidenzia infatti che oggi circa quattro imprese europee su 10 faticano a trovare talenti adatti a ricoprire posizioni vacanti e solo il 30% della forza lavoro dell’Unione europea è dotata di competenze tecnologiche sopra il livello base. Per quanto riguarda l’Italia emerge che l’86% delle imprese non utilizza tecnologie 4.0, né programma interventi futuri. A soffrire maggiormente sono le PMI e le imprese meridionali: al Sud, solo il 5,2% delle piccole e medie imprese ha infatti adottato almeno una tecnologia digitale 4.0.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››