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La criptomoneta Teu è finita in soffitta

Genova - Sono passati quasi vent’anni da quando, nella seconda metà dell’anno 2000, cominciò a sgonfiarsi la cosiddetta bolla delle dot-com, le società informatiche che avevano fatto fortuna ai primordi dell’internet di massa.

Genova - Sono passati quasi vent’anni da quando, nella seconda metà dell’anno 2000, cominciò a sgonfiarsi la cosiddetta bolla delle dot-com, le società informatiche che avevano fatto fortuna ai primordi dell’internet di massa. Da allora il fenomeno di internet ha avuto un’espansione enorme, tanto da coinvolgere anche il mondo dello shipping. Nel settore informatico, la bolla più recente e discussa è stata in questi ultimi anni quella delle criptomonete e più in generale della tecnica denominata blockchain, su cui quelle monete si fondano. Nel mondo dello shipping, fra i primi a proporre soluzioni agli speditori basate sulla blockchain è stata, a partire dal 2018, la società 300cubits di Hong Kong, che ha lanciato anche una propria criptomoneta, il Teu, utilizzabile soltanto per le transazioni nell’iter di spedizione di un container. La notizia è che adesso quell’esperimento è stato interrotto.

«La società 300cubits - spiega un comunicato - ha deciso di sospendere l’operatività del suo Booking deposit module a partire dal primo ottobre 2019». Fra i motivi di questa scelta c’è la mancanza di un quadro regolatorio chiaro e condiviso. E per qualcuno è il segno di una svolta, con un’epoca pionieristica che va a chiudersi e un’altra ancora da definire che potrebbe aprirsi. «La corsa a eliminazione fra le imprese di spedizione digitale - spiega un esperto del settore sul giornale “Shippingwatch” - è cominciata». E un altro esperto, Lars Jensen, fondatore di SeaIntelligence Consulting, interviene su Linkedin spiegando che «l’esito dell’esperienza di 300cubits è un segno... che siamo arrivati al punto che una pletora di nuove società di spedizione tecnologiche lanciate negli ultimi anni sta raggiungendo questa importante linea di demarcazione nella digitalizzazione dell’industria dello shipping». Nel caso di 300cubits, la corsa verso nuove soluzioni si è scontrata con la lentezza nell’assimilare strumenti inediti nel quadro legislativo. «La mancanza di chiarezza - spiega la società - nei regimi regolatori che riguardano le valute digitali ha dimostrato di essere il maggiore ostacolo nello sforzo di sviluppo sul mercato di 300cubits. Molti potenziali utenti hanno semplicemente rinunciato a provare, non avendo certezze su quali misure regolatorie potrebbero prendere le amministrazioni pubbliche».
Viene citato come esempio un accordo fallito con un’altra piattaforma informatica, Inttra, specializzata nella prenotazione telematiche di spedizioni di container. La trattativa si è interrotta proprio a causa delle incertezze normative. Ora 300cubits brucerà il 75 per cento dei Teu che aveva accumulato, ma non ancora venduto, e da adesso raccoglierà e annullerà anche quelli che gli torneranno indietro. Ma la società non rinuncia alla blockchain e ha annunciato che continuerà a lavorare su altri progetti che utilizzano questa tecnica.

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