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Gavio, lo shopping costa caro

Milano - La finanziaria ha perso oltre 23 milioni negli ultimi esercizi. Da Carige ad Alitalia, il gruppo piemontese costretto a maxi-esborsi.

Milano - I due dossier caldi del gruppo Gavio si chiamano Carige e Alitalia. Due società che stanno tentando disperatamente di chiudere i conti con il passato per guardare a un futuro all’insegna della rinascita. La banca ligure, dopo l’aumento di capitale da 800 milioni condotto sotto la guida dell’amministratore delegato Piero Montani, spera di riscattarsi dalla vecchia gestione. Mentre la ex compagnia bandiera, grazie all’accordo appena siglato dopo una lunga trattativa con gli arabi di Etihad, conta di avviare una fase finanziariamente più florida. Il problema, però, è che chi già figurava tra i soci a cavallo di questa fase transitoria, ancora nel 2013, ha dovuto fare i conti con le perdite dell’investimento. Lo dimostra l’ultimo bilancio al 31 dicembre della Finanziaria di partecipazioni e investimenti spa, la holding controllata dalla famiglia di Beniamino Gavio attraverso la Società autostrada ligure toscana (Salt) che ha in carico le partecipazioni in Carige e Alitalia. Per la finanziaria con sede a Tortona (Alessandria), il 2013 si è chiuso di nuovo in perdita, sia pure in miglioramento: a livello civilistico, il rosso si è attestato a 6,87 milioni contro quello di 13,7 milioni del 2012. Un risultato su cui, da sole, hanno pesato per quasi 8 milioni di euro le svalutazioni in Carige e Alitalia.

La rettifica del valore dell’istituto di credito ligure, di cui la Finanziaria di partecipazioni e investimenti ha in portafoglio lo 0,45% (quota suddivisa tra l’attivo immobilizzato e quello circolante e apportata al mini patto di sindacato), è stata complessivamente di 3,2 milioni. In questo modo, ora la partecipazione a bilancio vale 4,37 milioni, cifra coerente con il prezzo di 0,445 euro di Borsa di fine 2013. Un valore da cui però i titoli Carige, che venerdì hanno terminato ai nuovi minimi di 0,1091 euro, si sono ulteriormente allontanati, purtroppo per la holding al ribasso. Una flessione secca che naturalmente non deve essere stata accolta col sorriso dagli azionisti, specie da quelli che, come i Gavio, hanno da poco deciso di fare la propria parte nell’ambito dell’aumento di capitale da 800 milioni. Chissà se davvero, come qualcuno ha ipotizzato, alla famiglia di Tortona interesserà rafforzarsi ulteriormente nella banca ligure. Intanto, aderire alla ricapitalizzazione per lo 0,45%, le è costato sui 3,6 milioni.E’ invece un po’ più bassa la cifra che la holding dei Gavio dovrà sborsare proprio adesso, nell’ambito dell’aumento di capitale da 300 milioni che servirà per consegnare Alitalia tra le braccia di Etihad: 2,5 milioni. Una somma che va ad aggiungersi ai 4 milioni che la holding di Tortona ha già investito in Alitalia - Cai (la società ora in grosse difficoltà finanziarie che era stata creata per il salvataggio del 2008) in occasione della ricapitalizzazione da 300 milioni dello scorso autunno.

Dopo quest’ultima operazione, la famiglia Gavio è salita all’1,26% dell’ex compagnia di bandiera, ma la partecipazione, già alla fine del 2013, ha richiesto una maxi svalutazione da 4,4 milioni di euro, che è un po’ come se avesse spazzato via in un colpo solo il denaro iniettato con l’aumento di capitale dello scorso autunno. Insomma, tra svalutazioni e ricapitalizzazioni, gli investimenti in Carige e Alitalia, dall’inizio del 2013 a oggi sono costate alla holding 17,7 milioni.L’ultimo bilancio della Finanziaria di partecipazioni e investimenti, che riporta tra l’altro un contenzioso in piedi con la società statale di strade e autostrade Anas, sottolinea come le perdite cumulate negli ultimi esercizi ammontino complessivamente a 23,48 milioni. Una cifra elevata ma che comunque, precisa il documento, non fa rientrare ancora la situazione della holding di casa Gavio in quella disciplinata dall’articolo 2446 del codice civile, che impone i provvedimenti da prendere quando le perdite superano un terzo del capitale sociale. Pericolo scampato, dunque, per ora. Ma per superare senza contraccolpi il 2014 è fondamentale che cambi il vento su Carige e Alitalia.

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