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Ilva, vertice azienda-sindacati a rischio / IL RETROSCENA

Genova - Verso il rinvio l’incontro di venerdì per l’avvio del negoziato sui 4.000 esuberi. Fim: non sappiamo quando inizieremo a trattare. Fiom: manca la cessione ramo d’azienda.

Genova - Ilva ha tre mesi per stringere sulla cessione ad Am Investco o per tornare in alto mare. A pochi giorni dall’incontro tra sindacati, nuova proprietà, governo e gestione commissariale, le dichiarazioni formali si moltiplicano ma le possibilità che il vertice venga confermato per venerdì prossimo a Roma si dimezzano. Secondo quanto ricostruito dal Secolo XIX, è probabile che l’appuntamento che dovrebbe segnare l’avvio concreto della trattativa sindacale sugli esuberi - circa 4.200 - venga rinviato o, se l’incontro fosse confermato, si riveli l’ennesimo passaggio interlocutorio. TroppI tasselli mancano ancora all’appello per comporre la sola cosa che serve per discutere di organici - e cioè il piano industriale di dettaglio. Da un lato ci sono le osservazioni arrivate al piano ambientale presentato da Am Investco per il sito di Taranto: il decreto della nuova Aia è atteso per il 30 settembre, ma prima di quella data alcune modifiche riguardanti i singoli interventi potrebbe essere accolte, andando a incidere sullo schema di produzione.

Conseguente alla nuova Aia sarà poi il decreto di assegnazione degli asset a Am Investco, cordata guidata da ArcelorMittal (85%) e partecipata da Marcegaglia (15%) in cui dovrebbe entrare Intesa. «Per ora il governo ha sancito con decreto solo l’aggiudicazione ad Am della gara per la cessione dell’Ilva. - confermano più fonti - Il decreto di assegnazione degli asset arriverà a valle della nuova Aia e dell’accordo sindacale - e solo dopo la procedura Antitrust Ue potrà essere ufficialmente avviata e conclusa». Ma più che le verifiche dell’Antitrust sul rischio di posizione dominante del colosso ArcelorMittal sul mercato siderurgico europeo («può essere riscontrata una concentrazione sulla zincatura, peraltro facilmente rimovibile attraverso la dismissione di alcune linee non Ilva», dice una fonte tecnica), preoccupa lo stato di avanzamento del dossier in Italia. A fine luglio la Fiom ha chiesto formalmente l’avvio della procedura di cessione di ramo d’azienda prevista dalla legislazione italiana.

«L’azienda che rileva gli impianti deve dire cosa prende, cosa vuole fare, di quale forza lavoro ha bisogno e quali sono le condizioni economiche. - fa notare Rosario Rappa - Se la procedura non sarà avviata nelle prossime ore, l’incontro di venerdì non potrà che rivelarsi inutile e inconcludente». Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, si dice «certo che la procedura di cessione di ramo d’azienda venga avviata perché così prevede la legge italiana» ma poi sull’incontro di venerdì si fa cauto: «Non sappiamo quanto entrerà nel vivo il negoziato - spiega - sicuramente il quadro è destinato a chiarirsi non prima di ottobre, perché l’Aia, i livelli produttivi e l’occupazione sono strettamente interconnessi».

Secondo indiscrezioni non confermate, Am Investco avrebbe pensato, in un primo momento, di gestire l’organico assumendo (ex novo da Ilva) i 10 mila addetti che servono alla newco. Poiché questo non è possibile e la cessione di ramo d’azienda prevede che a fronte di variazioni di organico (operate nel corso della cessione) l’accordo azienda-sindacato sia obbligatorio, in molti cominciano a pensare che il tempo riservato alla trattativa sugli esuberi è destinato a ridursi a un paio di mesi. Anche perché dal 1° gennaio 2018 scatta il contratto di affitto degli asset, da scorporare dal prezzo di acquisto (1,8 miliardi): a quel punto i tasselli dell’operazione dovrebbero essere andati a posto. Rispetto ai 4.000 esuberi il governo ha garantito che «nessuno sarà licenziato». L’idea dell’esecutivo è tenerli in carico alla gestione commissariale e impiegarli nella bonifica del sito di Taranto, ma per il momento nessuno ha chiarito come intende muoversi nel caso in cui i tagli riguardassero lo stabilimento di Genova Cornigliano, dove peraltro è ancora in vigore l’Accordo di programma.

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