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Ilva, l’altoforno resta acceso

Genova - Un segnale distensivo in una battaglia politica sull’Ilva che i più,dal sindacato agli industriali alle istituzioni locali liguri, giudicano più dannosa che utile per l’industria siderurgica italiana. I l governatore della Puglia Michele Emiliano ha ritirato la richiesta di sospensiva al Tribunale amministrativo regionale

Genova - Un segnale distensivo in una battaglia politica sull’Ilva che i più, dal sindacato agli industriali alle istituzioni locali liguri, giudicano più dannosa che utile per l’industria siderurgica italiana.

I l governatore della Puglia Michele Emiliano ha ritirato la richiesta di sospensiva al Tribunale amministrativo regionale. Il ricorso contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’Ilva resta in piedi, ma con il ritiro della sospensiva, già annunciato dal sindaco di Taranto nell’ultimo incontro al ministero dello Sviluppo economico, si evita almeno che il 9 gennaio, qualora il giudice amministrativo avesse accolto la sospensiva, l’azienda finisse per trovarsi costretta a spegnere gli impianti altrimenti funzionanti fuori da un’Aia. L’eventualità di uno spegnimento, usata come arma nella battaglia politica, si sarebbe ovviamente tradotta in un danno irreversibile per l’azienda: gli altoforni non sono frullatori, per spegnerli e riaccenderli (in sicurezza) servono mesi.

A dare la notizia del ritiro della sospensiva è stato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Via tweet: «Anche la Regione Puglia dopo il Comune di Taranto ha depositato la rinuncia alla richiesta di sospensiva al Tar. - ha scritto Calenda - È un segnale positivo che scongiura il rischio spegnimento il 9 gennaio. Ora lavoriamo insieme per il ritiro del ricorso». Peccato che Emiliano abbia replicato puntualizzando che «il ricorso» contro l’Aia «rimane in piedi e non verrà ritirato fino a che non verrà raggiunto un accordo sul piano industriale e ambientale tra tutte le parti del tavolo».

Cosa succede adesso? Nulla di particolare. Ilva è stata aggiudicata, a valle di una gara che l’Ue ha definito «trasparente e di mercato», ad Am InvestCo, cordata guidata da ArcelorMittal. Perché il processo di vendita si perfezioni serve un accordo sindacale: tavoli sono già programmati per il 10 gennaio (a Roma, sul piano industriale) e per il 17 gennaio (a Genova, specifico sull’Accordo di programma). Il negoziato su produzione, esuberi, rilancio e ambientalizzazione proseguirà, in attesa - questo sì che sarà dirimente - che l’Ue si pronunci sull’eventuale posizione dominante di Mittal in Europa.

Non a caso il governatore della Liguria liquida come «incomprensibile» il continuo battibeccare di Emiliano e Calenda: «C’è ancora un po’ di balletto sul ricorso al Tar della Regione Puglia sul decreto del presidente del Consiglio dei ministri che contiene il piano ambientale per Ilva. - osserva Giovanni Toti - Ho letto dichiarazioni del ministro Calenda che applaudiva Emiliano e di Emiliano che diceva che non era vero ciò che diceva Calenda. Francamente non ho capito come stanno le cose. Il mio appello - aggiunge Toti - è sempre lo stesso: c’è una trattativa in corso, c’è un investitore privato che ha vinto una gara, c’è la volontà di salvare la siderurgia italiana, a Genova c’è un Accordo di programma in vigore e un tavolo convocato al Mise il 17 gennaio. Regione Liguria e Comune di Genova ci sono e vogliono essere protagonisti della trattativa. Mandiamola avanti e facciamo prosperare la siderurgia nel nostro Paese».

Più che il ritiro della sospensiva - che senza il ritiro del ricorso non garantisce l’acquirente (Am ha chiesto l’inserimento nel contratto di nuove clausole a salvaguardia del proprio investimento) - la buona notizia è il saldo dell’indotto disposto ieri dai commissari. Ilva ha pagato i debiti esigibili verso i fornitori: 30 milioni a saldo di tutti i crediti scaduti dell’indotto pugliese accumulati fino al 10 dicembre. L’azienda dice: «È la quasi totalità, il pagamento della parte residuale avverrà i primi di gennaio dopo le verifiche».

Con gli incontri del 10 e 17 gennaio il negoziato Ilva tornerà sul merito. Nel frattempo il sindaco Rinaldo Melucci chiede per Taranto un Accordo di programma come quello di Genova: «idea sbagliata» per i sindacati pugliesi

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