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I sindacati a Mittal: assumere tutti entro il 2023

Taranto - Provare a fare l’accordo tra sindacati, governo e Am Investco, la nuova società acquirente dell’Ilva, per depotenziare il ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Lecce di Regione Puglia e Comune di Taranto contro il decreto sul nuovo piano ambientale dell’Ilva

Taranto - Provare a fare l’accordo tra sindacati, governo e Am Investco, la nuova società acquirente dell’Ilva, per depotenziare il ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Lecce di Regione Puglia e Comune di Taranto contro il decreto sul nuovo piano ambientale dell’Ilva. Ma anche per dare un segnale positivo a Bruxelles, dove l’Antitrust europeo si pronuncerà entro marzo sull’acquisizione della stessa Ilva da parte di Am Investco nella quale è capofila un colosso mondiale dell’acciaio come Arcelor Mittal. È quanto cercheranno di fare i sindacati nazionali nel nuovo giro di trattative che comincia il 30 al ministero dello Sviluppo economico. Obiettivo: azzerare i 4.000 esuberi annunciati con un piano graduale di assunzioni. Gli incontri del 30 e 31 gennaio e 1 febbraio non saranno però risolutivi, si apprende da fonti sindacali. La stretta dovrà essere cercata nella settimana immediatamente successiva per non coincidere con il clou della campagna elettorale.

La proposta su cui i sindacati vogliono convincere Mittal è questa: assumere all’acquisizione dell’Ilva dall’amministrazione straordinaria tutti i lavoratori che servono e poi, mano mano che si centreranno gli obiettivi produttivi di piano, salire con le assunzioni. Il travaso dall’amministrazione straordinaria ad Am Investco dovrebbe essere scaglionato e completarsi nel 2023, anno in cui sia il piano industriale che quello ambientale di Am Investco saranno a regime. Alla fine del percorso, dicono i sindacati, non ci dovranno essere più esuberi. Mittal nell’accordo dovrebbe formalizzare l’avanzamento progressivo e impegnarsi ad assumere tutto il personale di Ilva. Sinora Mittal ha garantito 10 mila assunti su 14 mila: «Il segnale forte che dobbiamo lanciare - si apprende da fonti sindacali - è che non ci devono essere esuberi. In questo modo smentiremmo tutti coloro che dicono che il passaggio dell’Ilva a Mittal sarà solo tagli e ridimensionamenti». Per le fonti sindacali, «non ha senso dire che non ci sono esuberi perché chi non transita in Am Investco, resta all’amministrazione straordinaria. Questa divisione tra dipendenti, di fatto rivela degli esuberi mascherati».

Nei cinque anni di attuazione del piano, chi non sarà subito assunto da Mittal, resterà in cassa integrazione o sarà impiegato nella parte di bonifica dell’Ilva gestita dall’amministrazione straordinaria. La cassa integrazione all’Ilva - recentemente rafforzata economicamente con 24 milioni stanziati dalla legge di bilancio - durerà infatti per tutta l’amministrazione straordinaria, mentre per una parte della bonifica, i commissari Gnudi, Laghi e Carrubba possono attingere ai fondi, un miliardo e 80 milioni, derivati dalla transazione con i Riva.

Il passaggio dall’amministrazione straordinaria ad Am Investco avverrebbe in modo diretto e salvaguardando i livelli acquisiti, campo, questo, su cui sindacati e Mittal si sono già chiariti nei mesi scorsi. Mittal non ha ancora dato il via libera alla proposta sindacale di assumere tutto il personale con un percorso graduale, utilizzando la forza lavoro che resterà in carico all’amministrazione straordinaria come bacino da cui attingere: «Sta valutando la cosa» si apprende da fonti sindacali che però evidenziano l’importanza di stringere l’accordo. «Considerato - si rileva - che tre sono gli attuali nodi Ilva, ricorso al Tar, Antitrust europeo e accordo sindacale, noi ne scioglieremmo uno fondamentale perché vincolante anche ai fini del passaggio dell’azienda al nuovo investitore».

Tra piano ambientale e piano industriale, Mittal ha annunciato investimenti per 2,3 miliardi ed una produzione che, a piano completato, arriverà quasi a 10 milioni di tonnellate (oggi Ilva è sui cinque milioni e sin quando non completa le prescrizioni ambientali, non può superare i sei milioni di produzione diretta). Parallelamente, però, si cercherebbe anche di ridurre, su base volontaria, il numero dei 14 mila addetti. Uno degli strumenti oggetto di valutazione è l’isopensione, introdotto dalla legge Fornero, con la legge di bilancio potenziato da quattro a sette anni di copertura. L’assegno di pensione lo eroga l’Inps ma lo paga l’azienda sino al perfezionamento dei requisiti da parte del lavoratore interessato. Al riguardo, fonti aziendali fanno presente che «si stanno valutando tutte le opportunità possibili per una corretta gestione delle persone che non saranno prese da Am Investco tenendo fermamente in considerazione i costi accessori». Secondo stime sindacali, da 1.200 a 1.500 persone potrebbero potenzialmente essere interessate a Taranto all’isopensione.

L’Ilva intanto ha fatto affiggere nelle bacheche dello stabilimento di Taranto una comunicazione nella quale invita i dipendenti «a fornire nel breve copia dell’Ecocert o in subordine copia dell’estratto conto previdenziale rilasciato dall’Inps e degli eventuali riconoscimenti operati dall’Inail a titolo di contribuzione figurativa». L’Ilva vuole così aggiornare la sua banca dati «relativa alle posizioni contributive individuali dei dipendenti con anzianità lavorativa potenzialmente utile per la valutazione di strumenti di incentivazione». È una ricognizione ulteriore e più dettagliata dopo la proposta della mobilità volontaria e incentivata (poco meno di un centinaio quelli che l’hanno utilizzata di recente).

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