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Così le dighe turche e iraniane assetano l’Iraq

Baghdad - L’area coltivata in Iraq si è dimezzata questa estate rispetto allo scorso anno, a causa della siccità che ha portato al divieto di avviare colture estensive di cereali. Quest’anno, per la prima volta, il ministero dell’Agricoltura ha dovuto infatti sospendere la coltivazione del riso

Baghdad - L’area coltivata in Iraq si è dimezzata questa estate rispetto allo scorso anno, rivelano all’Afp fonti di governo, a causa della siccità che ha portato al divieto di avviare colture estensive di cereali.

Quest’anno, per la prima volta, il ministero dell’Agricoltura ha dovuto infatti sospendere la coltivazione del riso - una produzione che di solito raggiunge 100 mila tonnellate all’anno - mais e altri cereali che richiedono un’irrigazione significativa.

INTERESSATA LA MAGGIOR PARTE DEGLI AGRICOLTORI DEL PAESE
Di conseguenza, «se prendiamo l’area coltivata nel 2018, ha perso il 50% rispetto al 2017» dichiara Mehdi al-Qayssi, vice ministro dell’Agricoltura. Le perdite per le famiglie che vivono da generazioni con le coltivazioni di riso raggiungeranno quest’anno 34 milioni di euro, secondo le autorità. Gli agricoltori non sono gli unici colpiti: i pastori nel Sud dell’Iraq hanno visto le loro mandrie diminuire del 30% rispetto all’anno scorso: i bovini sono morti di sete o devono essere venduti ai macelli a causa di mancanza di acqua.

Nella provincia di Zi Qar, anche questa nel Sud, più di 400 famiglie di agricoltori hanno dovuto lasciare i loro villaggi per stabilirsi in aree irrigue migliori e poter alimentare il loro bestiame, secondo i funzionari locali.


RISORSE IDRICHE DIMINUITE
L’Iraq, soprannominato in arabo “paese dei due fiumi”, perché attraversato dal Tigri e dall’Eufrate, vede da anni la diminuzione delle sue risorse idriche. Attualmente, il tasso di riempimento dei serbatoi delle sue dighe è solo del 10%. Oltre la mancanza di pioggia - drammatica, quest’anno, secondo gli esperti - la condivisione regionale delle risorse idriche ha effetti sempre più drammatici. La vicina Turchia e l’Iran hanno effettivamente deviato molti fiumi e affluenti che irrigavano l’Iraq. La recente apertura della diga turca di Ilisu, sul Fiume Tigri, ha inferto un nuovo colpo all’agricoltura irachena con conseguenze crudeli.

L’IMPATTO SULLA CARENZA IDRICA DELL’IRAN SULL’AGRICOLTURA IRACHENA
L’Iran sta attraversando una drammatica crisi idrica: i suoi stagni e le sue zone umide stanno scomparendo, le sue falde acquifere si stanno svuotando mentre i suoi fiumi si prosciugano. Il fenomeno ha gravi conseguenze per l’agricoltura e molti villaggi sono in fase di desertificazione: «Una vera bancarotta» secondo gli esperti locali, che deplorano anche la frenesia nella costruzione di dighe - più di 650, di cui il 40% non serve più. Di conseguenza, il vicino Iraq soffre solo le conseguenze crudeli della mancanza di acqua che si osserva in Iran.

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