SERVICES

Zinco e piombo, in Russia la miniera più a Nord del mondo

Mosca sta per inaugurare il nuovo impianto dell’isola di Novaya Zemlya: pronto anche il porto.

Mosca - La Russia artica punta al rilancio economico. Il progetto della nuova miniera di Pavlovsky, nella lontana isola di Novaya Zemlya, che prevede la realizzazione di un impianto per l’estrazione mineraria e di un porto a mare, è quasi concluso. Un grande obiettivo raggiunto per il rilancio della regione artica: le autorità locali si dichiarano molto soddisfatte dell’andamento del progetto, la cui prima fase si sta concludendo, e annunciano un importante rilancio economico nei prossimi anni.

Saranno 750 i nuovi posti di lavoro generati dalla miniera di Pavlovsky, dalla quale si estrarranno zinco e piombo. Il nuovo impianto avrà un impatto economico importante, realizzando un aumento in termini di introiti fiscali pari a 44 miliardi di rubli, secondo quanto dichiarato dalle stesse autorità regionali di Arkhangelsk.

La miniera di Pavlovsky sarà la miniera più settentrionale del mondo e produrrà un output di 220mila tonnellate di zinco, 50mila tonnellate di piombo e 16 tonnellate di argento. La produzione dovrebbe essere avviata nel 2023. La quota totale degli investimenti supererà i 462 milioni di euro: di questi, più di 2,5 miliardi di rubli sono già stati spesi, come informa il governo regionale di Arkhangelsk. La regione, all’inizio di quest’anno, aveva incluso il progetto relativo alla miniera di Pavlovsky nella sua lista delle priorità. A questo proposito aveva previsto benefici fiscali per gli sviluppatori del progetto, Rosatom e la sua filiale Armz: denaro che, come precisano le autorità, verrà ampiamente recuperato non appena il progetto sarà operativo.

In un arco di tempo pari a dodici anni i ritorni generati dal progetto saranno pari a 353 miliardi di rubli – circa 4,66 miliardi di euro – e le tasse correlate ammonteranno a 44 miliardi di rubli, ovvero 581 milioni di euro: questo si legge in un comunicato stampa dell’amministrazione regionale. Secondo quanto dichiarato da Rosatom, la fase progettuale verrà completata nel 2018. Entro la fine di quest’anno, i documenti verranno consegnati alle autorità statali per le revisioni necessarie.

Il progetto Pavlovsky include lo sviluppo delle ricche risorse minerarie dislocate a circa 15 chilometri dalla costa occidentale della più meridionale delle due isole di Novaya Zemlya, così come la realizzazione di un nuovo porto e di un terminal con una capacità di movimentazione annuale pari a 500mila tonnellate.

Tuttavia, è giusto segnalare, non tutto finora è andato così liscio. La Rosatom, infatti, originariamente avrebbe voluto lanciare la produzione entro il 2019, ma gli investimenti sono stati ridimensionati. Un’altra questione che ha contribuito a rallentare il decorso del progetto è stata l’opposizione da parte delle organizzazioni ambientali che non condividevano alcuni aspetti relativi all’impatto del nuovo impianto. Inoltre Novaya Zemlya è un’area militare chiusa, severamente controllata dalle Forze Armate russe, e anche questo aspetto non ha facilitato l’attività. La regione, anche per il fatto di essere ampiamente coperta da ghiacciai, è considerata altamente vulnerabile dall’attività industriale. Dal 1957 al 1962 sono stati effettuati un totale di 86 esperimenti nucleari in questa specifica zona. Tra il 1973 e il 1975, l’isola meridionale è stata utilizzata per test nucleari sotterranei in grandissima scala. Per Novaya Zemlya si presenta quindi una nuova sfida, impattante dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista economico e sociale. La speranza è che le valutazioni siano state oculate e i benefici superino i potenziali rischi che il grande progetto potrebbe presentare.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››