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La Cina smentisce il bando alle esportazioni di carbone australiano

Sydney - Il ministro australiano del Commercio, Simon Birmingham, ha accolto con soddisfazione le rassicurazioni di alto livello da Pechino che non è stato imposto alcun bando alle esportazioni di carbone termico australiano.

Sydney - Il ministro australiano del Commercio, Simon Birmingham, ha accolto con soddisfazione le rassicurazioni di alto livello da Pechino che non è stato imposto alcun bando alle esportazioni di carbone termico australiano dirette a cinque dei suoi maggiori porti, pur esprimendo preoccupazione per i forti ritardi nei tempi di disbrigo alla consegna. Parlando all’emittente tv Sky News, il ministro ha riferito che le procedure in porto del carbone australiano stanno impiegando oltre il doppio del normale e ha indicato che vi possano essere «elementi di protezionismo» dietro il rallentamento. La preoccupazione che la Cina avesse imposto un bando alle importazioni di carbone dell’Australia, alimentando il timore che le tensioni diplomatiche tra i due paesi stiano già impattando sulle relazioni commerciali, era sorta dopo una notizia diffusa venerdì scorso dalla Reuters che ha causato un tuffo di oltre l’1% del dollaro australiano.

L’agenzia aveva citato un dirigente portuale non identificato, secondo cui sarebbe stato imposto un limite di 12 milioni di tonnellate di carbone termico per il 2019 per i cinque porti amministrati dall’autorità doganale di Dalian, che non potranno più ricevere carbone australiano ma solo dalla Russia e dall’Indonesia. La notizia è stata poi smentita da un portavoce del ministero degli esteri cinese, che ha tuttavia confermato come le autorità doganali stiano conducendo un monitoraggio di qualità e dei rischi di sicurezza del carbone importato perché parte di esso «manca di aderire agli standard di protezione ambientale», con il fine di «meglio proteggere gli interessi legittimi e i diritti degli importatori cinesi e della sicurezza ambientale».

Un messaggio che gli analisti interpretano come colpo di avvertimento nelle crescenti tensioni diplomatiche tra i due paesi, seguite all’esclusione da parte di Canberra del colosso cinese Huawei dalla fornitura di impianti per la rete di prossima generazione 5G e alle indagini su azioni di hacking attribuite a operatori cinesi. «Siamo incoraggiati dalle assicurazioni delle autorità cinesi, che non è in atto alcuna discriminazione fra paesi», ha detto il ministro Birmingham, aggiungendo di aver espresso ai funzionari di Pechino l’importanza di movimentare con sollecitudine il movimento del carbone attraverso i porti. L’Australia è il secondo esportatore di carbone termico al mondo dopo l’Indonesia. La Cina è il secondo paese destinatario e lo scorso anno le esportazioni australiane dirette ai cinque porti hanno raggiunto un valore pari a 1,32 miliardi euro.

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