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«Con i dazi Made in Italy -20% sulle tavole Usa»

Lo denuncia Coldiretti. A beneficiare della situazione è il gruppo d’interesse legato all’industria casearia Usa (Ccfn) che ha esplicitamente chiesto con una lettera di imporre tasse alle importazioni di formaggi europei per di favorire l’industria del falso Made in Italy

Roma - Un calo del 20% delle vendite dei prodotti agroalimentari Made in Italy colpiti dai superdazi del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: è questo l’effetto stimato dalla Coldiretti dell’entrata in vigore delle nuove tariffe sui prodotti europei fino a 7,5 miliardi a partire da oggi, nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge i due costruttori Boeing (Usa) e Airbus (Ue), dopo il via libera dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Dal parmigiano reggiano al grana padano fino al gorgonzola ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori, nella lista nera decisa dalla rappresentanza Usa per il commercio (Ustr) ci sono beni alimentari per un valore delle esportazioni di circa mezzo miliardo di euro colpiti da dazi aggiuntivi che provocano il rincaro dei prezzi al consumo e una preoccupante riduzione degli acquisti da parte dei cittadini e ristoratori statunitensi. Il dazio per il parmigiano reggiano e per il grana padano ad esempio passa dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa sei dollari al chilo.

Il risultato è che il consumatore americano lo dovrà acquistare sullo scaffale a un prezzo che sale dagli attuali circa 40 dollari al chilo ad oltre i 45 dollari, con una conseguente frenata dei consumi. A beneficiare della situazione è il gruppo d’interesse legato all’industria casearia Usa (Ccfn) che ha esplicitamente chiesto con una lettera di imporre tasse alle importazioni di formaggi europei per di favorire l’industria del falso Made in Italy e costringere l’Unione europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce.

Le brutte copie dei prodotti caseari nazionali hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni, raggiungendo complessivamente i 2,5 miliardi di chili ed è realizzata per quasi i due terzi in Wisconsin e California, mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto.In termini quantitativi in cima alla classifica c’è la mozzarella con 1,97 miliardi di chili all’anno, seguita dal parmesan con 192 milioni di chili, dal provolone con 181 milioni di chili, dalla ricotta con 113 milioni di chili e dal pecorino romano con 25 milioni di chili realizzato però senza latte di pecora, secondo l’analisi della Coldiretti su dati del dipartimento dell’Agricoltura statunitense (Usda).

Se l’Italia paga un conto salato per formaggi, salumi e liquori, la Francia stima in circa un miliardo il danno economico totale causato dai dazi Usa che nell’alimentare interessano i vini escluso lo champagne e i formaggi tranne il roquefort. La Spagna è colpita su olio di oliva, vino e formaggi mentre la Gran Bretagna viene penalizzata soprattutto in termini di superalcolici, a partire dallo scotch whisky, ma nel mirino c’è anche la Germania, che si vedrà tassare circa un quinto delle sue esportazioni negli States: «Ora si apre il negoziato in attesa della sentenza del Wto sui sussidi americani a Boeing con l’impegno di Trump a valutare le rimostranze dell’Italia assunto nell’incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Mentre è importante tenere aperto il canale delle trattative, è necessario attivare al più presto aiuti compensativi rafforzando i programmi di promozione dei prodotti agricoli nei paesi terzi e concedendo aiuti agli agricoltori che rischiano di subire gli effetti di una tempesta perfetta tra dazi Usa e uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, dopo aver subito fino ad ora una perdita di un miliardo di euro negli ultimi cinque anni a causa dell’embargo totale della Russia», dichiara il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

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