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«Scajola dietro ai soldi di Matacena in Carige»

Genova - L’uomo che è seduto nell’ufficio dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria si chiama Paolo Pippione e per anni ha guidato la filiale Carige di Nizza, già censurata da Bankitalia per violazione delle norme antiriciclaggio

Genova - L’uomo che è seduto nell’ufficio dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria si chiama Paolo Pippione e per anni ha guidato la filiale Carige di Nizza, già censurata da Bankitalia per violazione delle norme antiriciclaggio. È in questa veste, racconta, che in piena latitanza di Amedeo Matacena, ex deputato condannato per associazione mafiosa latitante a Dubai, fu contattato dall’ex ministro degli Interni Claudio Scajola: «Mi disse che si stava interessando per l’apertura di un conto corrente della signora Chiara Rizzo (moglie di Matacena), e che la signora voleva trasferire dei soldi dal principato di Monaco. Io spiegai che esistevano strumenti per operazioni di questo tipo, come lo scudo fiscale. Fui convocato una seconda volta, ma dopo aver svolto ricerche sul web dalle quali emerse la complessità giudiziaria della famiglia Rizzo/Matacena, risposi che l’operazione non rivestiva interesse commerciale per la banca».

La versione di Scajola, indagato a Reggio Calabria per aver favorito la latitanza del parlamentare, era completamente opposta: «Fu Pippione a contattarmi». «Lo escludo - ha spiegato il bancario - ho un ricordo perfetto di quell’incontro. Conoscevo Scajola da molto tempo, per una militanza politica comune quando ero consigliere comunale a Sanremo e lui era coordinatore giovanile della Democrazia Cristiana. Non ho ritenuto di attivare segnalazioni circa quanto richiestomi per due ordini di motivi: il primo l’aspetto informale-amichevole della richiesta d’informazioni e il secondo, perché l’operazione stesse non ha mai preso corpo in nessuna forma e non ero in possesso dei dati dell’operazione e della richiedente».

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