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Ahmadinejad: «Il confronto iraniani-sauditi non finirà mai» / INTERVISTA

Teheran - L’ex presidente: «Sono gli Stati Uniti a volerci divisi e deboli».

Teheran - Il quartier generale di Mahmoud Ahmadinejad è nell’elegante quartiere di Velenjak, nel Nord di Teheran. Presidente dell’Iran per otto anni, ha cercato in queste elezioni di tornare alla politica ma è stato fermato dalla Guida suprema. Sessant’anni, giovanile, vestito gessato elegante, ha alle spalle la bandiera nazionale. Ancora molto presidenziale. Dopo l’intervista sapremo che non poteva parlare con i media, ma lui ama infrangere i divieti. Comincia recitando la prima sura del Corano.

Signor Ahmadinejad, che cosa pensa della vittoria di Rohani?
«Ho molte cose da dire ma su questo argomento non parlerò adesso».

Come valuta l’accordo nucleare e il nuovo stile presidenziale di Trump?
«Il problema dell’America è che vuole governare il mondo intero, specialmente il Medio Oriente. Trump è venuto a portare la guerra per conto dei capitalisti, ma non ci riuscirà. Il capitalismo sta per finire, non è più in grado di rinnovarsi. L’economia è diventata il luogo dell’ingiustizia, anche in Europa. La democrazia è controllata. Il sistema che Trump rappresenta è destinato a sparire anche se non subito. Ma non bisogna focalizzarsi sulla figura del presidente americano, a decidere sono altri».

La democrazia islamica non sembra meglio di quella occidentale.
«Non è una questione di Islam o occidente, in tutto il mondo la democrazia è controllata. La volontà popolare non è ascoltata, i diritti umani negati. Abbiamo problemi anche noi, è un fenomeno mondiale».

Il presidente americano è in Arabia Saudita, come valuta i rapporti tra Teheran e Riad?
«Bisogna vedere il problema più in grande. I governi capitalisti, dei pochi ricchi che vogliono controllare tutto, cercano un mondo diviso: Arabia, Iran, Turchia, è lo stesso. Più sono divisi e deboli, meglio è. Il confronto tra Iran e Arabia Saudita non avrà mai un vincitore. Solo l’America ci guadagna».

La Siria sarà divisa in stati etnici?
«Speriamo che non succeda mai. Per anni in Siria il popolo è vissuto in pace. Dietro la guerra c’è la mano degli Usa e dei sionisti. Prendete l’Iraq, c’era la pace, gente di religione diversa si sposava. Poi sono arrivati gli inglesi e gli americani e tutto è finito. Se avranno bisogno divideranno anche l’Europa, ricordate di che cosa sono stati capaci nei Balcani. C’era la Jugoslavia e ora ci sono sei Paesi diversi. È una grande macchina per fare profitti a cui degli esseri umani non importa nulla. Osservate com’è frantumata l’Africa. Nessun governo africano può disporre delle sue miniere».

Lei ha parlato di diritti umani, ma l’Iran in questo campo ha una pessima reputazione...
«Non esiste un solo Paese dove i diritti umani siano pienamente rispettati. Forse che l’Italia li rispetta perfettamente? Prima o poi il mondo ci arriverà ma dovrà farlo nel suo insieme. Il popolo americano è libero? È in grado di eleggere qualcuno al di fuori dei due soliti partiti? I 20 mila miliardi di debiti di Washington sono sulle spalle dei cittadini ma nessuno può decidere niente. In occidente c’è un solo modello di governo, vietato cambiare. Anche in Iran abbiamo ovviamente dei problemi. La libertà e l’uguaglianza sono diritti fondamentali, la vera democrazia è per ora un ideale a cui tendere».

Lei dice di occuparsi di stabilità e pace nel mondo. Ci sono però moltissimi conflitti in atto. Cosa impedisce di porvi un freno?
«La radice del problema è che c’è qualcuno che vuole imporsi su qualcun altro, che vuole le ricchezze del mondo tutte per sé. L’unica soluzione è un governo globale che tenga conto della volontà di tutti i 7 miliardi di abitanti del pianeta. Non legato alla razza o alla religione o alla geografia. Ci arriveremo, mi creda, il mondo sta diventando sempre più globale».

Teheran, come molte capitali asiatiche, è una città molto inquinata. Che cosa pensa della lotta contro il riscaldamento globale?
«Usa, Europa e Cina inquinano da sole per il per il 75 per cento. Questi Paesi devono accettare la loro responsabilità. Ovunque, anche in Iran, le fabbriche di auto ingannano la gente con dati falsi. Da voi come in Giappone. L’inquinamento si può fermare, io ho alcune idee ma adesso non voglio entrare nel merito. Il problema è sempre lo stesso, questo avviene per il profitto di pochi a scapito della grande maggioranza della popolazione».

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