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Regus apre a Genova e punta al porto / INTERVISTA

Genova - Dopo 35 aperture in Italia,Regus arriva anche a Genova. L’azienda belga fondata da Mark Dixon nel 1989 - arrivata in Italia nel ’97 a Milano - inaugurerà una propria struttura la prossima settimana in via De Marini, nella zona di San Benigno, con un’offerta di uffici temporanei e aree per il co-working di 1.300 mq

Genova - Dopo 35 aperture in Italia, Regus arriva anche a Genova. L’azienda belga fondata da Mark Dixon nel 1989 - arrivata in Italia nel ’97 a Milano - inaugurerà una propria struttura la prossima settimana in via De Marini, nella zona di San Benigno, con un’offerta di uffici temporanei e aree per il co-working di 1.300 metri quadrati per 140 sedute. La struttura è affidata all’area manager Antonella Valvo, e in questi giorni Mauro Mordini, il Country Manager per l’Italia di Regus, è in città per mettere a punto le ultime operazioni prima dall’apertura ufficiale.

Siamo nella città dello “scagno” per eccellenza. Voi a chi rivolgete?
«Sulla base delle analisi di mercato - risponde Mordini - crediamo che anche qui come nelle altre città dove abbiamo aperto i nostri spazi ci sia una ricerca di uffici, aree di lavoro e co-working, ma spesso questa ricerca si scontra con spese di affitto o di gestione che sono un peso difficile da sostenere, e che possono mettere a rischio la tenuta delle stesse attività che devono ospitare. Noi offriamo arredo, linea telefonica, Internet, centralino, un indirizzo fisico, sale riunioni o più informali aree per la socializzazione, in una zona di business della città, a fronte di un prezzo mensile che sche va dai 50 ai 1.800 euro, con opzioni che vanno dal semplice tavolo con una presa fino al grande ufficio in grado di contenere nei fatti un’intera azienda. Il prezzo medio è circa 550 euro, penso a un’ufficio per due persone».

Chi sono i soggetti che utilizzano di più i vostri servizi?
«La start-up che scommette sul futuro, e che lecitamente non ha la certezza se, come e in che modo sarò presente sul mercato dopo per esempio un anno o due; oppure grandi aziende in forte espansione, che prima di investire in nuove filiali di proprietà noleggiano i nostri spazi per stabilizzarsi. Tra le multinazionali i clienti più noti qui in Italia sono Google, Apple, Microsoft, Nokia, Samsung, Danone, Intel, Bmw, Sky, Accenture, Hsbc, Daymler, Ing Direct, American Express, Bp. Oppure, al contrario e purtroppo, ci sono aziende in fase di ridimensionamento che lasciano le loro sedi e ci scelgono per ottimizzare i costi. Oltre alle imprese, molti professionisti, studi legali ma non solo: abbiamo anche giornalisti. Inoltre noi diamo anche l’opportunità della domiciliazione: poniamo che un’azienda straniera debba aprire velocemente un’ufficio qui a Genova, oppure una di Genova aprire a Singapore, con noi lo può fare».

Studi medici?
«Studi medici in pratica no, perché molto spesso esistono normative specifiche sulle attrezzature che renderebbero difficile l’organizzazione degli spazi. Un’altra categoria che ci sceglie sono i commercialisti, ma si tratta di un gruppo più ristretto: è un mestiere che ha bisogno di tanta carta e archivi. Noi siamo più forti in quelle professioni o con quelle imprese in cui il lavoro tende a essere dematerializzato, può cioè stare all’interno di un computer o in una cloud. Poi se posso permettermi c’è un elemento derivato abbastanza interessante: gli spazi comuni su cui si affacciano gli uffici molto spesso danno la possibilità di creare nuove relazioni di lavoro, nuovi spunti. Sono numerosi i casi di aziende o collaborazioni nate perché due persone si sono prese insieme un caffè.

Ma chi lavora nei vostri uffici non rischia di sentirsi sempre un po’ ospite vostro?
«A parte che qualunque richiesta di personalizzazione arrivi, noi proviamo a soddisfarla, devo dire che la de-materializzazione del lavoro porta anche ad avere meno interesse per l’elemento di arredo. Poi dipende, c’è chi ha bisogno dell’ufficio per un mese, e chi ad esempio è nostro ospite fisso da anni. Se poi qualcuno vuole portarsi la scrivania del nonno, per noi non ci sono problemi, ma devo dire che succede sempre meno. Noi comunque ogni dato periodo di tempo rifacciamo gli interni delle nostre aree: gli uffici invecchiano rapidamente».

La città più piccola in cui siete presenti in Italia?
«Bergamo, che comunque è una città molto legata alla piccola industria, al settore manifatturiero. In termini di servizi, non c’è paragone, Genova ha una struttura completamente diversa».

Senta, San Benigno è uno dei centri di business della città, ma non è né il più centrale, né il più moderno. Perché avete aperto qui?
«Prima di tutto perché siamo vicini al porto. Volevamo investire nella Torre Msc, ma gli spazi sono stati interamente comprati dall’armatore, quindi il discorso si è chiuso piuttosto presto. Ma per noi era fondamentale essere in un punto che fosse ben servito, e vicino al polmone industriale della città, con cui lavorano molte società di servizi (agenzie marittime, spedizionieri ecc...) che hanno anche la necessità di essere fisicamente presenti in porto. Non escludiamo una futura apertura nella zona di Brignole, ma finora non abbiamo trovato il compromesso tra prezzo e spazi. Gli Erzelli per il momento li abbiamo scartati perché i costi sono alti e non sono ben serviti in termini di mezzi. Noi scegliamo sempre spazi vicini a centri nevralgici, alle stazioni ferroviarie in particolare. Ultimamente, ma non Italia, abbiamo aperto spazi anche dentro agli aeroporti».

Il vostro obiettivo a Genova?
«Quello che ci prefissiamo ogni volta che apriamo nuovi spazi: quindi riuscire in un anno ad arrivare all’80% circa dell’occupazione. Ora qui a Genova siamo al 12%».

Si dice che questa sia una città che senza spazio, ma con immense aree inutilizzate. Da esperto di immobiliare, condivide questo punto di vista?
«Abbiamo cercato lo spazio giusto per mesi. Anche perché mi faccia dire che trattando migliaia di uffici ogni anno, conosciamo tutta una serie di cose che magari un singolo privato apprende solo al momento della trattativa. Ecco, non so se siete mai entrati nei grattacieli dietro Piazza Dante, o altre zone simili della città. Quelle sono mere cubature. Nessuno potrà mai comprare quegli uffici, o quegli spazi: sono edifici ormai vecchi, che richiedono enormi spese di ripristino. Dovrebbero essere demoliti e riscostruiti, la destinazione andrebbe ripensata. Ma ovviamente questo è un compito gravoso, che richiederebbe indirizzo e investimenti pubblici».

Gli uffici, specie quelli dei professionisti, animano le città e riqualificano i centri storici. Non è che voi siete un po’ come i centri commerciali, che tolgono vita ai nuclei cittadini?
«Se Regus ottenesse in tutto il mondo il 5% dell’intero segmento di immobiliare che la riguarda, avremmo 300 mila uffici in luogo di 3.000. Mi faccia fare una battuta un po’ cattiva: mi piacerebbe poter rappresentare questo tipo di minaccia, ma direi che il mercato è decisamente troppo grande perché possiamo arrivare a una situazione di questo genere».

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