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L’ex ministro Matteoli condannato a 4 anni di carcere

Venezia - Per lui l’accusa era di corruzione. Assolti, invece, l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e l’ex eurodeputata Amalia Sartori, che erano accusati di finanziamento illecito ai partiti.

Venezia - Condanna per corruzione l’ex ministro Altero Matteoli, assoluzione o prescrizione per i presunti episodi di finanziamento illecito per i partiti a carico dell’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Sono i due «momenti» forti della sentenza per lo scandalo Mose letta stasera, dopo otto ore di camera di consiglio, dal presidente del collegio del tribunale lagunare Stefano Manduzio. Per la parte dell’inchiesta sul cosiddetto scandalo «Mose» giunta in aula, alla fine, ci sono quattro condanne e altrettante tra assoluzioni o prescrizioni dei reati. Una inchiesta che il 4 giugno del 2014 aveva portato all’arresto di 35 persone, tra cui lo stesso Orsoni ai domiciliari, scoperchiando quello che per la procura era un malaffare di tangenti e favori orchestrato da Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, deus ex machina delle opere di salvaguardia per la città di Venezia. Gran parte degli indagati, tra cui l’ex governatore veneto Giancarlo Galan, avevano patteggiato.

Dopo una trentina di udienze, e un centinaio di testi sentiti, la sentenza per il troncone giunto davanti ai giudici: l’ex ministro e senatore Altero Matteoli è stato condannato a quattro anni di reclusione e oltre 9,5mln di euro di multa per corruzione. Esce illeso, invece, l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito dei partiti per fondi, secondo l’accusa, per la sua campagna elettorale, parte in “bianco” (assolto) e parte in nero (reato prescritto).

Una sentenza accolta con moderata soddisfazione dai Pm Stefano Buccini e Stefano Ancillotto che al momento della lettura sono stati raggiunti dal Procuratore Bruno Cherchi, che ha sottolineato il grande lavoro svolto dal pool Mose. Tra gli altri imputati, l’unica assolta con formula piena è stata l’ex presidente del Consiglio regionale veneto Amalia Sartori (finanziamento illecito dei partiti), mentre con la formula dell’assoluzione/prescrizione sono usciti dall’aula Maria Giovanna Piva (corruzione), già presidente del Magistrato alle acque, e l’architetto Daniele Turato che aveva seguito i lavori di restauro della villa che fu dell’ex governatore veneto Galan. Condanna per l’imprenditore romano Erasmo Cinque (corruzione), coinvolto con Matteoli in questioni di bonifiche, condannato a 4 anni e 9,5mln di euro. Condannato anche l’imprenditore veneziano, accusato di corruzione e finanziamento illecito, Nicola Falconi a due anni e 78mila euro di multa; condanna per millantato credito per l’ex dirigente Corrado Crialese, un anno e 10 mesi e mille euro di multa con pena sospesa. Tra i legali delle parti civili (Comune, Città metropolitana di Venezia, Regione Veneto, Stato e Consorzio Venezia Nuova) è emersa perplessità per la disparità di giudizio.

Matteoli, che stamane in aula aveva fatto dichiarazioni spontanee per sostenere la sua estraneità a ogni ipotesi d’accusa, dopo la sentenza ha diffuso una nota: «non sono un corrotto, mai ho ricevuto denaro né favorito alcuno. Non comprendo quindi questa sentenza verso la quale i miei avvocati ricorreranno in appello». Orsoni ha espresso il rammarico per una città «buttata all’aria». I giudici hanno disposto provvisionali fino ad un milione di euro, rimandando la quantificazione delle multe in sede civile. La sentenza verrà pubblicata tra 90 giorni.

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