SERVICES

Esuberi Ilva, piano-choc o provocazione? / ANALISI

Genova - «Questa non è una trattativa normale». L’anomalia profonda, spaventosa nei numeri e nelle condizioni contrattuali, esplode il venerdì che precede il peggior fine settimana possibile per i 14.200 operai dell’Ilva.

Genova - «Questa non è una trattativa normale». L’anomalia profonda, spaventosa nei numeri e nelle condizioni contrattuali, esplode il venerdì che precede il peggior fine settimana possibile per i 14.200 operai dell’Ilva. Bruno Manganaro, segretario della Fiom di Genova, ha appena deciso, insieme alla Cgil di Genova, di disertare l’incontro convocato dopodomani a Roma tra sindacati, governo e nuova proprietà. La lettera che dà inizio al negoziato sui 4.200 esuberi è dirompetente, spacca Fiom-Cgil dall’interno: la segreteria nazionale parteciperà al tavolo, quella provinciale scenderà in piazza con i lavoratori che lunedì bloccheranno Genova. Lunedì sciopereranno anche a Taranto e Novi Ligure.

Rispetto alle 1.499 risorse in organico nello stabilimento di Cornigliano, Am Investco formalizza 599 esuberi - quasi la metà della forza lavoro, 200 unità in più rispetto a quelle oggi coinvolte dalla cassa integrazione. Nella città che ha scambiato il sacrificio del ridimensionamento del siderurgico di Cornigliano con la tutela dell’Accordo di programma (1 milione di mq di area in cambio di occupazione) la proposta di Am suona umiliante. Nello stabilimento di Cornigliano gli esuberi pesano il 39%, Taranto non raggiunge la stessa cifra.

L’attesa lettera contiene la proposta dell’acquirente Am Investco, cordata composta da ArcelorMittal e Marcegaglia, ma è firmata anche dai commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. «Anomalia nell’anomalia - riflette amaro Manganaro - nemmeno è chiaro chi sia il nostro interlocutore».

La newco che si è aggiudicata l’Ilva per 1,8 miliardi di euro sceglierà chi assumere tra i 14.200 addetti «selezionando» i lavoratori secondi criteri tecnici e produttivi legati al piano industriale. I più bravi e utili vinceranno un posto di lavoro, ma in nome della discontinuità aziendale chiesta dall’Ue perderanno l’anzianità di servizio e l’integrativo aziendale. I 4.200 che non saranno assunti da Am nella lettera sono definiti i «dipendenti rimanenti». Dovrebbero restare in carico alla gestione commissariale ed essere impiegati nelle attività di bonifica ambientale.

«Non ci sarà alcun licenziamento perché tutti quelli che non saranno assorbiti» da Am «resteranno dipendenti dell’Ilva e saranno impiegati per le attività di bonifica e risanamento ambientale nelle zone attorno il perimetro aziendale», dice a nome del governo il ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti. A quale perimetro aziendale si riferisca, il Secolo XIX lo ha chiesto alla gestione commissariale, poiché riesce difficile immagine 599 persone che da Genova scendono a Taranto per lavorare per l’ambiente. Fonti vicino all’azienda rispondono: «I lavoratori rimanenti saranno tutelati con gli ammortizzatori sociali e impiegati in attività che saranno individuate». Stop. Nessuno per ora sa dire quali attività di bonifica o altro potranno dare lavoro ai seicento di Genova.

Stabilimento per stabilimento organici ed esuberi sono pubblicati nella tabella sopra. I 2.900 esuberi di Taranto salgono a 3.400 sommando quelli di società come Taranto Energia, che nel sito pugliese gestisce le centrali elettriche. Rispetto alle condizioni contrattuali viene proposta - per chi sarà «selezionato» - l’applicazione del contratto nazionale dei metalmeccanici(o marittimo) e l’applicazione del Job Act con relativa perdita delle garanzie dell’articolo 18. «Se queste sono le condizioni di partenza, il piede è quello sbagliato», dice il segretario generale della Fim-Cisl Marco Bentivogli. Per Francesca Re David e Rosario Rappa della Fiom-Cgil ArcelorMittal è «arrogante e inaffidabile» e «non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale». A differenza di Genova, il nazionale sarà presente all’incontro del Mise «per conoscere cosa vorrà fare il governo». Le condizioni sono «inaccettabili» anche per la Uilm. «O Am Investco e i commissari cambiano posizione, o il sindacato non farà sconti alla controparte aziendale», commenta il segretario generale Rocco Palombella.

All’interno dell’azienda si respira un clima di disagio anche tra i dirigenti. I numeri non tornano, le condizioni appaiono eccessivamente severe. Am Investco potrebbe avere avanzato l’azzeramento dell’anzianità di servizio per ottenere la cancellazione dei premi di produzione sino al ritorno in utile del gruppo. I numeri di Genova potrebbero essere un punto di partenza negoziale. Fonti vicino al dossier sostengono che ArcelorMittal abbia irrigidito le condizioni contrattuali quando il governo ha fatto pressing per salire da 8.500 a 10 mila occupati. Il numeri sono stati alzati, ma la voce costo del lavoro è rimasta invariata.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››