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«Tagli al personale? Ilva liberi parte delle aree»

Genova - «Se il piano rimette in discussione l’accordo di programma, Ilva dovrà liberare parte considerevole delle aree restituendole a porto e città che le destineranno a mantenere l’occupazione con nuovi insediamenti produttivi», così l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria, Edoardo Rixi

Genova - «Se il piano rimette in discussione anche l’accordo di programma, Ilva dovrà liberare una parte considerevole delle aree resituendole all’Autorità Portuale e alla città che le destineranno a mantenere l’occupazione attraverso nuovi insediamenti produttivi». All’apertura di trattativa annunciata da Arcelor Mittal, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi risponde a tono. E segue la linea delle organizzazioni sindacali: meno occupazione, meno aree in concessione.

«Le aree Ilva - spiega Rixi - sono importanti per lo sviluppo della città, della Regione e del Nord Ovest. E per noi è rilevante l’occupazione che offrono». Così al punto di partenza dell’azienda, all’unisono Genova replica che l’apertura della trattativa non può che essere il pieno rispetto dell’accordo di programma. «Non possiamo sempre essere messi in secondo piano: il 70% dei ricavi il gruppo lo ha dall’aziende del Nord Ovest» conclude Rixi che, lunedì, dovrà però dare forfait al corteo e alla manifestazione annunciata dai sindacati «a causa delle note vicende».

La drammaticità del momento sembra mettere d’accordo la politica. Regione Liguria e Comune di Genova parlano di «perplessità sul piano di esuberi» e di «un progetto che, per come delineato, risulta particolarmente inaccettabile per lo stabilimento di Genova Cornigliano, alla luce dei sacrifici già affrontati dall’impianto industriale e dai lavoratori, conseguenti all’accordo di programma del 2005 con il quale è stata decisa la chiusura dell’area a caldo» dicono il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci ricordando anche «l’efficienza e la competitività economica dell’impianto di Cornigliano» e l’accordo di programma: «auspichiamo che al tavolo delle relazioni industriali si affianchi un tavolo istituzionale convocato dal Governo con tutti i sottoscrittori dell’accordo di programma per monitorare la coerenza delle scelte future con gli impegni presi».

Gli «esuberi inaccettabili e socialmente insostenibili», di «un’azienda faticosamente tenuta in piedi grazie all’intervento dello Stato» sono sottolineati dal Pd (parlamentari, gruppo e segreteria regionale, gruppo comunale e del Municipio Medio Ponen te) che invita il Governo a continuare «a intervenire con forza nella discussione tra le parti». E lunedì il Pd si schiererà in piazza al fianco dei lavoratori alla manifestazione organizzata dai sindacati confederali.

Chiedono «sin da ora» una commissione straordinaria su Ilva «affinché siano date risposte immediate e chiare ai lavoratori» i consiglieri regionali del M5S. Dai microfoni di InBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane della Cei, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco esorta a «continuare allo strenuo la via del dialogo e della mediazione». esprimendo vicinanza e «incoraggiamento affinché tutti possano avere una sicurezza sufficiente». A maggio l’Ilva fu la prima tappa del viaggio genovese di Bergoglio. E lì nel capannone della fabbrica di Cornigliano, con il sottofondo di cori da stadio che inneggiavano, «Francesco, Francesco» il Papa si schierò con i lavoratori dell’azienda : «L’imprenditorere prima di tutto deve essere un lavoratore,nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa risolvere i problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore». Ieri Bagnasco, che a maggio era al fianco del Pontefice, ha rinnovato la preoccupzione «per queste persone e le loro famiglie che rischiano di uscire dall’Ilva», ma anche per Genova, perché «questa situazione va ad aggiungersi ad altre pregresse. Incoraggio tutti quanti, l’Ilva come le altre imprese, a riprendere il loro lavoro e magari un domani poter allargare la base dei dipendenti e dei lavoratori».

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