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Crediti deteriorati, Padoan: «È nostro interesse affrontare il problema»

Washington - È interesse dell’Italia uno smaltimento «rapido e ordinato» dei crediti deteriorati presenti nei bilanci delle banche.

Washington - È interesse dell’Italia uno smaltimento «rapido e ordinato» dei crediti deteriorati presenti nei bilanci delle banche. Pier Carlo Padoan torna sulla questione degli Npl (non performing loans) da Washington, dove l’Fmi ha ribadito il suo sostegno alla proposta della Bce che tante polemiche sta suscitando in Italia. Un coro di critiche che vanno dallo stesso ministro dell’economia ai vertici di Intesa Sanpaolo fino al presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che aveva inviato una lettera formale e che ha ribadito a Mario Draghi di essere «profondamente preoccupato».

La vigilanza di Francoforte però non demorde e spiega che le norme rientrino nel suo mandato, anzi è un suo «obbligo» affrontare questa «vulnerabilità chiave» del comparto bancario. «Appoggiamo fortemente i recenti passi presi dalla Banca centrale europea sui crediti deteriorati. È il momento giusto per farli e pensiamo siano appropriati anche per la prospettiva italiana», ha detto Poul Thomsen, responsabile del dipartimento europeo dell’Fmi, sottolineando come la mossa dell’Eurotower può solo rafforzare la fiducia nel sistema bancario del nostro Paese.

Padoan, che nei giorni scorsi aveva espresso perplessità su modi e contenuti della proposta, ha sottolineato come l’Italia stia già facendo il suo dovere, visto che dal dicembre 2016 all’agosto 2017 lo stock di sofferenze nette è stato ridotto del 25%. Mentre ulteriori operazioni sono in programma nei prossimi mesi. Il ministro dell’economia ha quindi evidenziato come il Tesoro appoggi la posizione di Bruxelles, quella espressa dal commissario europeo Valdis Dombrovskis e nel corso della riunione dell’Ecofin del 17 giugno scorso. Posizione che chiede la stretta solo sui nuovi crediti deteriorati, quelli che emergeranno dai prestiti di nuova concessione. Mentre Francoforte potrebbe presto varare un giro di vite esteso anche allo stock esistente. «Siamo del parere che la proposta da noi avanzata rientri nel mandato e nei poteri di vigilanza della Bce», si difende l’istituzione guidata da Mario Draghi in una lettera inviata al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

«L’obbligo della Bce, in linea con il suo mandato di vigilanza, è affrontare questa vulnerabilità chiave del sistema bancario europeo», afferma Danielle Nouy, responsabile della vigilanza bancaria della banca centrale secondo cui non ci saranno obblighi «aggiuntivi per le banche». Peraltro la Nouy sottolinea che analizzerà tutti i commenti fino all’8 dicembre quando si chiuderà la consultazione pubblica e avrà un’audizione al Parlamento Ue il 9 novembre. «Resto profondamente preoccupato per il fatto che ulteriori obblighi, in conflitto con le disposizioni legislative, possano essere imposti» alle banche «senza il necessario coinvolgimento del legislatore nel processo decisionale», ha replicato Tajani, per il quale il Parlamento europeo è pronto a esaminare qualsiasi proposta legislativa della Commissione sugli Np Intanto, sempre da Washington, i vertici di Intesa Sanpaolo fanno sentire la loro voce. E in un incontro con i giornalisti Carlo Messina e Gian Maria Gros-Pietro hanno espresso tutta la loro preoccupazione, respingendo ogni «valutazione grossolana» del problema dei crediti deteriorati.«Non ci possono costringere ad applicare criteri diversi da quelli contabili», ha detto Messina invitando ad evitare di generare un «effetto assemblea di condominio» in cui ognuno dice la sua: Bce, Unione europea, Fondo monetario internazionale. «I crediti deteriorati - ha quindi aggiunto - non li hanno solo le banche italiane, ma anche quelle spagnole e francesi».

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