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S&P: le banche italiane risentiranno degli effetti delle norme Bce

Roma - «Le conseguenze a breve termine» per gli istituti dell’Eurozona «saranno limitate» perché gli accantonamenti si applicano «solo alle esposizioni di nuova classificazione come Npl» a partire da gennaio 2018.

Roma - Gli effetti dell’addendum sugli Npl (crediti deteriorati) proposto dalla Bce «si sentiranno in particolare sulle banche operanti in Italia, Portogallo e Grecia». Lo scrive S&P in un rapporto spiegando che questi Paesi sono gravati da quote ampie di npl «senza coperture», mentre i rispettivi sistemi bancari sono stati caratterizzati da «procedure di insolvenza e sistemi giudiziari poco efficaci». «Ci aspettiamo, però - precisa l’agenzia di rating - che questi Paesi continueranno a compiere progressi nell’affrontare i livelli di Npl, osservando le riforme e le misure introdotte negli ultimi due anni».

In generale S&P, ritiene che se le misure proposte verranno adottate «non prevediamo conseguenze sostanziali per le banche della zona euro», mentre il piano «potrebbe migliorare la credibilità dei regimi normativi e migliorare la fiducia degli investitori e nostra sulla solidità dei bilanci delle banche». «Le conseguenze a breve termine» per gli istituti dell’Eurozona «saranno limitate» perché gli accantonamenti si applicano «solo alle esposizioni di nuova classificazione come Npl» a partire da gennaio 2018. In tutta Europa, conclude S&P, i nuovi afflussi di Npl «sono in rapida flessione» «e ci aspettiamo che questa tendenza continui nel 2018».

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