SERVICES

Così il governo ha blindato Piaggio Aero Industries / IL CASO

Genova - Piaggio Aero Industries è un’azienda che opera in settori strategici per l’economia, la difesa e la sicurezza del Paese.

Genova - Piaggio Aero Industries è un’azienda che opera in settori strategici per l’economia, la difesa e la sicurezza del Paese. Per questi motivi il Consiglio dei ministri, su proposta della ministra Roberta Pinotti, ha deciso ieri sera di esercitare il potere di veto, il cosiddetto “golden power”, per ostacolare la cessione al gruppo Pac Investment del ramo d’azienda Evo. La ministra della Difesa è stata la prima, a lavori conclusi, a esprimere «soddisfazione» per un provvedimento a favore del quale si erano spesi sindacati e parlamentari liguri.

Le attività che Mubadala, il fondo sovrano di Abu Dhabi che controlla Piaggio, intendeva cedere riguardavano la ricerca, lo sviluppo, la progettazione e la vendita di modelli di aeromobili e ai servizi di manutenzione, riparazione e revisione di velivoli anche a uso militare. Decisamente troppo, per il governo italiano, che con la decisione di ricorrere al “golden power” ha imposto a Piaggio e al suo azionista una serie di condizioni tali da evitare, in futuro, perdita di know how e di sicurezza.

Il ruolo degli ex manager
A trattare con il fondo Mubadala era, secondo le informazioni raccolte dal governo, la Pac Investments, società di investimenti registrata in Lussemburgo «costituita da ex manager di Piaggio Aero e supportata da un gruppo di investitori cinesi, sia privati che governativi». La trattativa riguardava la cessione del ramo d’azienda Evo e i modelli civili P180 Piaggio, P180 Avanti II ed Evo, compresi «i diritti e il know how relativi alla fabbricazione, all’assemblaggio e ai servizi di manutenzione, riparazione e revisione dei predetti velivoli» con la sola esclusione delle attività di supporto logistico alla flotta P180 istituzionale. L’operazione prevedeva poi la creazione di una newco e il relativo conferimento del ramo d’azienda, con la successiva vendita della newco a Pac.

Le prescrizioni
Il decreto varato ieri prevede, in merito a Piaggio Aero, l’obbligo di «adottare ogni soluzione idonea ad assicurare che nel ramo d’azienda Evo non si utilizzi e non si consenta di utilizzare, direttamente o indirettamente, le informazioni tecniche rilevanti per la fabbricazione e la vendita dei velivoli (droni, ndr) P1HH, p2HH e Mpa», ma anche di «istituire un’unità organizzativa preposta alle attività aziendali rilevanti per la sicurezza nazionale in possesso di piena autonomia, attraverso la dotazione di risorse umane, finanziarie e strumentali idonee a garantire l’indipendenza della funzione». Non solo: il responsabile della sicurezza dovrà essere scelto «in una terna di nominativi proposti dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della presidenza del Consiglio (il Dis, ndr)». Alla struttura “suggerita” dal governo dovranno essere sottoposti «tutti i processi decisionali afferenti alle attività strategiche», mentre Piaggio Aero non potrà più «assumere vincoli contrattuali di “non competizione” nel settore della business aviation».

Cinesi e arabi “avvertiti”
Le prescrizioni del governo riguardano anche la società lussemburghese (ma costituita con fondi cinesi e, come detto, col supporto di ex dirigenti Piaggio) Pac e la newco, che dovranno «astenersi dal compiere qualsiasi atto di trasformazione, fusione o scissione della newco stessa o altra operazione straordinaria», oltre naturalmente «dal richiedere ad alcun titolo abilitazioni di sicurezza industriale». Nella newco (che dovrà avere sede in Italia) non potranno essere assunte persone coinvolte, a qualsiasi titolo, nei programmi militari di Piaggio.
Il fondo Mubadala, da parte sua, è obbligato a garantire la presenza nel cda di Piaggio un componente che abbia «esclusiva cittadinanza italiana, sia munito di idonea abilitazione di sicurezza nazionale e abbia l’assenso del governo». Mubadala dovrà impegnarsi a reinvestire in Piaggio Aero i proventi, con particolare riguardo a sviluppo e produzione del drone P2HH, oltre a predisporre «un adeguato piano di investimento e sviluppo al fine di consentire la regolare realizzazione dei programmi militari» e a impegnarsi a «non trasferire né cedere ad alcun titolo alcuna attività, diritto di proprietà, know how e informazioni» relativi ai programmi dei droni, comprese le attività motoristiche.
Di fatto, un commissariamento quasi totale delle attività reputate maggiormente a rischio, per l’azienda e per il sistema della difesa italiano.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››