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L’Italia, le navi fantasma e il traffico di gasolio libico / IL CASO

Genova - Sul contrabbando l’ombra dell’Isis: arrestati due imprenditori liguri. C’è anche Marco Porta (Maxcom Bunker).

Genova - Dentro un ufficio di via Bartolomeo Bosco, a due passi dal tribunale di Genova, s’incontrano il manager d’una società di bunkeraggio attiva nel capoluogo ligure, un mediatore maltese ex stella del calcio locale in contatto con miliziani libici, e un sospetto mafioso. È il 14 marzo dell’anno scorso e la riunione serve a definire come truccare i documenti delle navi - maltesi - “Portoria” e “Sea Master”, che dal Nordafrica dovranno contrabbandare nei porti siciliani il gasolio estratto dalle raffinerie posizionate in zone in quel momento sotto il controllo Isis. È, quello del summit ligure, uno dei momenti cruciali circoscritti dalla Procura di Catania, che ha chiesto e ottenuto l’arresto di nove persone per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale, autori di ricarichi-monstre sul combustibile prodotto in Libia fra 2015 e 2016. E avventurosamente immesso, con sconti alla fonte fino al 60%, sul mercato italiano con la sponda d’imbarcazioni fantasma.

In cella è finito per primo Marco Porta, 48 anni, che si divideva fra la Liguria e Roma, amministratore delegato della Maxcom Bunker spa con base operativa a Genova e ritenuto la mente della gang. Arrestato pure Mousa Ben Khalifa, 45 anni, detto “il Malem” ovvero “il capo”, nativo di Zuwarah in Libia, fuggito dal carcere nel 2011 con la caduta del regime di Gheddafi mentre stava scontando una condanna a 15 anni per narcotraffico: ha guidato una milizia armata sulla costa al confine con la Tunisia ed era recentemente finito in manette su ordine delle autorità libiche per contrabbando di carburanti. In cella il catanese Nicola Orazio Romeo, 45 anni, indicato da alcuni collaboratori di giustizia quale appartenente alla cosca dei Santapaola-Ercolano e definito dagli indagati stessi, in una conversazione registrata dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria, «uno della mala, quella giusta, quella che non lo tocca nessuno». Romeo era «pienamente integrato» ai maltesi, e insieme avevano il compito di organizzare i trasporti del gasolio libico via mare. Sempre in carcere sono finiti i cittadini maltesi Darren e Gordon Debono, entrambi di 43 anni e il primo ex calciatore, che con Romeo imbastivano materialmente i trasbordi. Ai domiciliari è stato messo invece Stefano Cevasco, 48 anni, addetto all’ufficio commerciale della Maxcom, braccio destro di Porta. Teneva i rapporti con i maltesi ed era specializzato nella mascheratura dei documenti: lo hanno bloccato ieri all’alba nella sua casa di Albaro, nel levante del capoluogo ligure. Stesso provvedimento, arresto in casa, per Antonio Baffo (61 anni) e Rosanna La Duca (48), basisti negli scali siciliani.

È stato accertato che Ben Khalifa, controllando le acque antistanti i porti libici di Abu Kammash e Zuwarah, consentiva a navi cisterna di rifornirsi del gasolio proveniente dalle raffinerie, in primis attraverso pescherecci modificati . Alcune navi, giunte al largo di Malta, travasavano su natanti nella disponibilità di società maltesi, le quali s’incaricavano poi di trasportare il prodotto ai porti italiani per conto Maxcom Bunker. Le varie imbarcazioni disattivavano il dispositivo d’identificazione per camuffare la reale posizione.

La distribuzione in Italia era altrettanto collaudata. La Finanza ha spesso tracciato la destinazione finale del combustibile immesso perlopiù attraverso i porti di Augusta (Siracusa) e meno frequentemente Venezia, individuando un’altra associazione a delinquere. Il secondo gruppo evadeva l’Iva e vendeva in Sicilia, a distributori stradali «compiacenti», gasolio extra-rete di bassa qualità («una porcata» lo definiscono nelle intercettazioni) a prezzi ultraconcorrenziali, frodando le compagnie di bandiera, tanto che la prima denuncia è stata presentata dall’Eni. E basta mettere giù qualche numero per capire quale giro avessero imbastito da Genova a cavallo fra 2015 e 2016: in Italia in quel periodo sono arrivati almeno 82 milioni di chili di gasolio libico rubato, per un valore d’acquisto pari a circa 27 milioni di euro, ancorché sul mercato legale ne sarebbero stati necessari 51, ed è finita in fumo Iva per 11 milioni. «Non possiamo escludere - ha spiegato il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro - che parte dei proventi dei traffici illeciti abbia foraggiato l’Isis». D’altronde quanto nei porti le Dogane facevano qualche storia perché non era chiaro il nome del produttore, la Maxcom ci metteva una pezza: «Ho sentito Kurt - spiega da Genova Stefano Cevasco al manager Marco Porta - e gli ho detto di metterei un produttore ... gli ho detto: “Inventatelo”». Anche se c’erano concrete possibilità che il nome vero fosse quello dello Stato islamico.

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