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Il gelo di Delrio sull’autonomia dei porti: «Esiste già» / IL CASO

Genova - Uno prova a chiudere la porta, definitivamente. L’altro la tiene aperta, con forza. Più che il dialogo tra Graziano Delrio e Gianluigi Aponte, il botta e risposta più feroce è tra il ministro e il governatore Giovanni Toti.

Genova - Uno prova a chiudere la porta, definitivamente. L’altro la tiene aperta, con forza. Più che il dialogo tra Graziano Delrio e Gianluigi Aponte, il botta e risposta più feroce è tra il ministro e il governatore Giovanni Toti. Il governo e il secondo armatore al mondo si sono incontrati ieri a Genova, con Fabrizio Palenzona in versione moderatore sul tema dello sviluppo portuale del capoluogo. Ma è lì che il ministro ha provato a deprimere le speranze liguri di autonomia degli scali: «Io sono un autonomista - ha detto Delrio - ma gli scali hanno già autonomia». È una difesa della riforma varata dall’esecutivo più di un anno fa e un argine all’eventuale «anarchia» delle banchine.

Delrio boccia tutto, anche la trasformazione in società per azioni delle Autorità di sistema portuale: «Non ne vedo il vantaggio». Ma Toti non arretra, anzi ha già definito il percorso: «A metà dicembre presenteremo in Consiglio regionale un documento che stiamo preparando in questi giorni. Chiederemo poi al governo se possiamo inserirci nel tavolo già costituito da Emilia Romagna e Lombardia - spiega il governatore al Secolo XIX - Altrimenti chiederemo l’apertura di un “Tavolo Liguria”». La giunta è determinata ad andare avanti: «Con il ministro abbiamo collaborato bene quando abbiamo condiviso le scelte sulla governance dei porti - dice Toti - Ma ora la visione è opposta: lui è ipercentralista, e questa è una visione sbagliata». Delrio ha spiegato ieri che «esiste già una parziale autonomia finanziaria dei porti. Dopo 23 anni questo sistema è stato riformato, pensare di fare dopo 10 mesi una nuova riforma mi risulta complicato, anche perché siamo in scadenza di mandato di governo e sono abituato a parlare di cose concrete». Alla Liguria però non basta: «Delrio, come noi, si lamenta dei tempi lunghi sugli appalti, anche se il nuovo codice porta la sua firma. E sempre come noi, dice che le Authority sono lente. Facciamo la stessa diagnosi, ma la sua cura è sbagliata». Toti ribadisce che l’autonomia che vuole chiedere a vantaggio degli scali liguri è determinata dalla volontà di «continuare a decidere: anche il divieto per i sindaci di entrare nel board, è una scelta sbagliata del ministero. E poi, come ha dimostrato il vostro giornale con un’inchiesta dettagliata, i nostri porti ricevono meno investimenti di quelli del Sud. E questo accade per ragioni politiche: spesso sono soldi buttati via. Il nostro porto è già competitivo e servono investimenti per sostenerlo».

Mentre infuria la battaglia per l’autonomia, Aponte che al Secolo XIX/TheMeditelegraph aveva già anticipato la propria visione di sviluppo per Genova, al ministro chiede una maggiore velocità decisionale e soprattutto formula un appello alla capitaneria perchè permetta alle grandi navi già ora di entrare in porto: «Autorità portuale, Capitaneria e piloti devono lavorare per rendere il porto più competitivo - ha spiegato ieri il numero uno di Msc - Bisogna osare un po’ di più: se i vari enti non hanno il coraggio di prendere certe decisioni, ovviamente non si va avanti. Bisogna essere meno burocratici e soprattutto serve più coraggio per fare entrare le grandi navi in porto. Genova oggi non è più adatta alle grandi navi moderne». Per questo serve la nuova diga. Aponte conferma poi l’interesse per la Piattaforma Europa di Livorno: «Parteciperemo alla gara. Per ora da soli».

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