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«Orsero, in una chiavetta i conti neri»

Genova - La svolta è arrivata durante una delle ultime perquisizioni. Nella complessa vicenda che riguarda la famiglia Orsero, i magnati liguri della frutta, potrebbe rappresentare una delle prove fondamentali a favore dell’accusa: la Guardia di Finanza ha sequestrato una chiavetta Usb

Genova - La svolta è arrivata durante una delle ultime perquisizioni. Nella complessa vicenda che riguarda la famiglia Orsero, i magnati liguri della frutta, potrebbe rappresentare una delle prove fondamentali a favore dell’accusa: la Guardia di Finanza ha sequestrato una chiavetta Usb, posseduta da una segretaria dell’azienda, in cui sarebbe registrata una sorta di contabilità nera. In quei documenti, ne sono convinti gli investigatori, sono contenute importanti indicazioni sul nucleo centrale di questa inchiesta: i 91 milioni di euro che gli industriali hanno preso in prestito da Banca Carige con scarsissime garanzie, durante la gestione di Giovanni Berneschi, e non hanno mai restituito. Nel frattempo la cassa di risparmio ha affrontato tre ricapitalizzazioni in due anni - l’ultima a metà novembre, di 500 milioni di euro - la Gf Group ha attraversato una difficile crisi e i soldi degli Orsero, disseminati tra società di comodo e false operazioni di acquisizione, sono ricomparsi in conti in Lussemburgo, Svizzera, British Virgin Islands e Panama.


LA FUSIONE FITTIZIA

Il fido erogato da Carige agli Orsero è tra i primi a essere messo sotto i riflettori degli ispettori di Bankitalia, nell’ormai nota ispezione che dà il via allo scandalo giudiziario che porterà alla condanna di Berneschi e dei suoi collaboratori più stretti, fra cui Ferdinando Menconi. In un quadro generale di dissesto (Berneschi è accusato di aver truffato le sue stesse società attraverso compravendite immobiliari gonfiate), a finire nel mirino degli inquirenti è un doppio binario: mentre il piccolo credito viene erogato con parsimonia, alcuni grandi clienti sembrano ricevere trattamenti di favore, e finiscono per pesare sulle sofferenze dell’istituto di credito.

Il denaro concesso a Gf Group, cassaforte degli Orsero, va a finanziare un’operazione di fusione. Ma, secondo il procuratore Francesco Pinto e il sostituto Marcello Maresca, dietro alla società acquisita, con sede in Lussemburgo, ci sono sempre gli acquirenti, ovvero gli Orsero, e tutta quella manovra è finalizzata in realtà a far perdere le tracce del capitale. Allo stesso tempo c’è un altro affare che collega gli Orsero e la vecchia gestione della cassa di risparmio: il rientro di 20 milioni di euro attraverso lo scudo fiscale che gli imprenditori portano dall’estero nelle casse del Centro fiduciario Carige, la cassaforte della banca al centro di un processo per riciclaggio che coinvolge sempre Berneschi.


L’ARRESTO DEL TRADER

È in questo contesto che poco prima del Natale dello scorso anno, gli uomini del nucleo di polizia tributaria arrestano per riciclaggio Angelo Bonanata, fiduciario genovese esperto in paradisi fiscali, che lavora da anni nel Principato di Monaco. A metterlo nei guai sono alcune intercettazioni, che secondo chi indaga ne dimostrano il ruolo di amministratore del tesoro degli Orsero, per conto dei quali sta riportando in Italia somme in contanti (150mila in un caso e 600mila euro nell’altro) depositate in conti offshore. Quelle operazioni, secondo gli avvocati del trader, non si sarebbero mai concretizzate. E, fanno sempre sapere i difensori, a seguito della collaborazione offerta alle autorità, Bonanata è ritornato in libertà, e nei suoi confronti è stata revocata l’originaria misura cautelare.

A Montecarlo i finanzieri avevano già effettuato un primo blitz, dopo che le autorità monegasche avevano dato il via libera alle rogatorie internazionali. La vera svolta però potrebbe arrivare dai contenuti della chiavetta trovata alla segretaria, che potrebbe aprire agli inquirenti la strada per ritrovare il “tesoro” finito all’estero

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