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Ape social, anche i marittimi fra le categorie “protette”

Roma - Si completa con i ritocchi all’Ape social il pacchetto pensioni della manovra.

Roma - Si completa con i ritocchi all’Ape social il pacchetto pensioni della manovra. Il governo ha presentato il suo emendamento che recepisce le parti rimaste in sospeso dopo il confronto con i sindacati e propone di allargare la platea di chi può accedere all’anticipo pensionistico a carico dello Stato alle 15 categorie esentate nel 2019 dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. I lavori in commissione Bilancio alla Camera procedono a rilento e l’avvio delle votazioni è slittato a domani. In giornata si sono registrate intanto scintille tra i 5 Stelle e il ministro Luca Lotti, con i primi che chiedevano uno stanziamento corposo per creare il fondo in favore delle mamme-atlete e il ministero che difende la norma come «novità assoluta» accusando i grillini della «ennesima fake news».

La commissione entro lunedì prossimo dovrà vagliare circa un migliaio di emendamenti, che vanno dalla revisione del calendario fiscale al ripristino pieno il bonus bebè, passando per interventi sulla deducibilità delle perdite in regime di cassa o per più assunzioni per la polizia locale. Si partirà dal pacchetto enti locali, dal lavoro, con la riduzione da 36 a 24 mesi del limite per i contratti a termine - mentre resta forte il pressing per rendere più costosi i licenziamenti aumentando da 4 a 8 mensilità l’indennità per il lavoratore - e dalle pensioni. Il testo presentato dal governo certifica le intenzioni contenute nel documento proposto alle parti sociali (“promosso” da Cisl e Uil e bocciato dalla Cgil), e include le 4 nuove categorie di lavori gravosi (braccianti e operai agricoli, siderurgici di prima e seconda fusione, marittimi e pescatori) tra quelle che potranno accedere all’Ape social. Viene anche rafforzato lo sconto per le madri-lavoratrici, che si vedranno ridurre di 1 anno per ogni figlio i requisiti per l’accesso, anziché i 6 mesi indicati nel testo originario della legge di Bilancio, ma sempre con il limite massimo di 2 anni.

Arriva anche, sempre come promesso, un Fondo ad hoc per far confluire gli eventuali ulteriori risparmi utili a finanziare una proroga anche oltre il 2018 della misura. I risparmi 2017, intanto, sono serviti a finanziarne l’ampliamento per il 2018, vista la previsione complessiva di 22mila domande accolte, sulle 25.900 presentate, che diventano 16mila nel 2018, e di 16.400 istanze accolte per i precoci, sulle 19.320 presentate. Sul fronte degli Enti locali si stanno ancora affinando le coperture per ridurre di altri 300 milioni i vecchi tagli alle Regioni (già la manovra ci sono 100 milioni) e per dare ossigeno ai Comuni in situazione di “pre-dissesto”, con emendamenti presentati da tutti i gruppi, compresa Forza Italia che sottolinea che non si tratta di per coprire le «inefficienze» di alcune amministrazioni, come quella di Napoli, ma di aiutare 166 realtà in pre-dissesto e altre 130 che lo hanno già dichiarato.

Altro tema, come hanno confermato i Dem incontrando diverse associazioni di risparmiatori, quello del Fondo per il ristoro per le vittime di raggiri bancari. L’intento è quello non solo di rafforzare la dote del fondo, al momento 25 milioni l’anno per 2 anni, ma anche di accelerare l’identificazione dei criteri di accesso e semplificare l’attestazione delle truffe per le quali chiedere l’indennizzo. Intanto alla Camera ha avuto il secondo ok la proposta di legge per rafforzare il registro delle opposizioni e obbligare al prefisso unico per le chiamate commerciali. Ma la stretta, peraltro già edulcorata prevedendo una deroga se si utilizza un numero che può essere ricontattato dai consumatori, ha poche chance di vedere la luce visto l’imminente fine della legislatura, a meno che non agganci il treno della manovra. L’ipotesi viene però data per improbabile, mentre ha buone possibilità la richiesta di un altro intervento sui call center, quello per cancellare una norma inserita al Senato che ammorbidiva le norme anti-delocalizzazione.

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