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Rivolta nelle strade e auto in fiamme: caos Iran, almeno 12 i morti

Teheran - Aumenta il numero dei morti e l’intensità della violenza nelle manifestazioni antigovernative in Iran.

Teheran - Aumenta il numero dei morti e l’intensità della violenza nelle manifestazioni antigovernative in Iran: la notte scorsa, le forze di sicurezza hanno respinto «dimostranti armati» che cercavano di prendere d’assalto stazioni di polizia e basi militari. Lo ha riferito la Tv di Stato, secondo cui il numero delle vittime è ora salito a dodici, mentre secondo altre fonti sono ben di più. L’emittente ha inoltre mostrato immagini di banche private assaltate, vetrine sfondate, automobili rovesciate e incendiate, così come un camion dei vigili del fuoco. Le autorità hanno fatto sapere che oltre 300 persone sono state arrestate nei giorni, ma anche in questo caso, secondo altre fonti sono molte di più. Al quinto giorno di violente proteste, il presidente Hassan Rohani ha lanciato oggi un appello all’unità tra «governo, parlamento, giustizia e esercito» per tutelare gli «interessi nazionali» contro quello che ha definito un «piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica».

La Tv ha però parlato di scontri diffusi, con vittime a Tuyserkan, Shahinshahr, e altre fonti parlano di analoghe manifestazioni a Izeh, oltre che nella capitale Teheran, dove peraltro una ragazza è diventata il simbolo della protesta: ha sfidato le autorità e l’obbligo di indossare il velo, l’hijab, che ha pubblicamente sventolato nel mezzo di una strada affollata. Il suo volto è rapidamente divenuto noto in tutto il Paese, grazie ad un video amatoriale che è stato ampiamente diffuso nonostante le autorità abbiano bloccato l’accesso ai social network, in particolare Telegram e Instagram. E per questo è stata poi arrestata. Frattanto, dal suo resort di lusso in Florida, il presidente americano Donald Trump continua ad incitare i manifestanti. «L’Iran sta fallendo ad ogni livello nonostante il terribile accordo fatto con l’amministrazione Obama», ha scritto anche oggi su Twitter, aggiungendo che «il grande popolo iraniano» è «affamato di cibo e libertà. La ricchezza iraniana è stata saccheggiata» e, in lettere maiuscole, «È ORA DI CAMBIARE». Il presidente Rohani gli ha risposto affermando che «gli americani sono arrabbiati perché i loro tentativi contro» l’accordo sul nucleare «sono falliti di fronte alla resistenza internazionale. Inoltre non possono sopportare il successo dell’Iran nella lotta al terrorismo e nel rafforzamento della stabilità regionale, specialmente in Siria, Iraq e Libano. Quindi è chiaro che tramano contro l’Iran».

Rohani aveva però anche ammesso ieri nel suo primo intervento dall’inizio delle proteste che «il popolo iraniano è libero di manifestare» le sue preoccupazioni, basta che le proteste, nate contro il carovita, «siano autorizzate e legali» e che non si trasformino in violenza. «Una cosa è la critica - aveva detto - un’altra la violenza e la distruzione della proprietà pubblica». E oggi ha poi aggiunto: «La nostra grande Nazione ha assistito a una serie di incidenti simili in passato, e li ha gestiti in modo adeguato. Questo non è niente». Parole che appaiono che un severo monito, considerato che le manifestazioni seguite alle controverse elezioni presidenziali del 2009, quando milioni di persone marciarono nelle strade per protestare contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, vennero brutalmente represse.

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