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Caos Iran, le ragioni e le origini della protesta / FOCUS

Teheran - Negli ultimi due anni una ventina di banche e istituti di credito nel Paese sono falliti e centinaia di migliaia di risparmiatori hanno visto sfumare i propri risparmi. Un fenomeno che già dal mese di novembre ha spinto la gente a manifestare per le strade di Teheran.

Teheran - Il governo iraniano, sottovalutando probabilmente lo scontento già serpeggiante (anche per via di reportage dei giornalisti sulle ricchezze incredibili di alcuni ministri), nel mese di dicembre ha presentato la legge di bilancio 2018: aumento del 70% del prezzo della benzina, + 40% di luce e gas, triplicata l’imposta sui viaggi all’estero, aumento delle multe stradali, abolizione dei sussidi governativi diretti per 20 milioni di persone, un quarto della popolazione dell’Iran.

Una stretta «d’austerità» che ha innescato una bolla di inflazione speculativa che in poche settimane ha portato al raddoppio del prezzo della carne e delle uova, ed anche il prezzo del pane è aumentato del 33%. Negli ultimi due anni una ventina di banche e istituti di credito nel Paese sono falliti e centinaia di migliaia di risparmiatori hanno visto sfumare i propri risparmi. Un fenomeno che già dal mese di novembre ha spinto la gente a manifestare per le strade di Teheran.
Proteste assolutamente pacifiche che venivano tollerate dalla polizia e alle quali hanno anzi partecipato anche parlamentari ed esponenti politici che chiedevano al governo di occuparsi dei soldi della gente. Il governo del presidente Hassan Rohani ha garantito che tutti avrebbero riavuto i propri risparmi, ma in realtà la crisi potrebbe durare anni e con l’inflazione galoppante, riprendere la stessa somma di soldi dopo anni, significa di fatto perderli. E così dal 20 dicembre in poi è aumentata la partecipazione alle proteste a Teheran e a Mashad, a nord-est del paese.

Nelle manifestazioni, seppur pacifiche, la gente ha iniziato a gridare «Marg bar Rohani» (A morte Rohani). In un primo momento, i conservatori, l’ala politica opposta a Rohani in Iran, ha iniziato ad accusare il governo di aver ignorato le richieste della gente e di aver preventivato un aumento folle e sprovveduto dei prezzi. Erano in corso dibattiti in Parlamento per aggiustare le politiche economiche del governo mentre le proteste in piazza proseguivano. Da venerdi 29 dicembre, però, tutto è cambiato. I manifestanti hanno iniziato ad essere violenti; sono stati incendiati cassonetti, distrutti negozi, banche; la protesta da Teheran si è allargata a 12 città. A Dorud alcuni individui hanno aggredito la polizia che ormai da settimane assisteva alle proteste pacifiche. Le forze dell’ordine hanno reagito e due degli aggressori sono stati uccisi.

A Teheran, sabato, in una manifestazione nei dintorni della piazza Enghelab (piazza della rivoluzione), per la prima volta i manifestanti non hanno lanciato nemmeno uno slogan sull’economia e il carovita ma hanno gridato «morte al regime», «né per Gaza, né per il Libano, la mia vita la sacrifico per l’Iran»; è stata bruciata una bandiera dell’Iran e si è nuovamente scatenata la violenza, contro i negozi e alle fermate dell’autobus. E nella protesta sono apparse anche ragazze che strappavano i veli. Da allora gli episodi di violenza si sono moltiplicati velocemente in tutto l’Iran. Lunedi un cecchino ha ucciso un Pasdaran nella periferia di Isfahan. Il governo iraniano ha già dichiarato di aver rinunciato all’aumento annunciato su alcuni prezzi, come quelli della luce e del gas. Bisognerà aspettare le prossime ore, per vedere se la gente rinuncerà ad andare in strada ancora, o se proseguirà a farlo.
Ma intanto le autorità iraniane stanno puntando il dito contro i «nemici» del Paese, e hanno accusato gli Usa, Israele e l’Arabia Saudita di fomentare gli incidenti.

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