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Trump irrompe nel caos iraniano: «Regime corrotto, servono sanzioni»

Washington - «Il popolo iraniano sta finalmente reagendo contro il corrotto e brutale regime iraniano. Tutto il denaro che il presidente Obama follemente gli ha dato è finito in terrorismo e nelle loro tasche».

Washington - Tweet di sostegno alla protesta, sanzioni mirate contro i Pasdaran e la minaccia di strappare definitivamente l’accordo sul nucleare con Teheran a metà gennaio: sono le armi di Donald Trump per piegare il regime iraniano, cavalcando le manifestazioni popolari contro le autorità. Per il presidente Usa si è affacciata un’occasione unica per puntare il dito contro un governo che considera uno dei principali nemici degli Stati Uniti e dei suoi alleati in Medio Oriente.
Ecco quindi spiegata l’offensiva mediatica via Twitter per dividere la popolazione dal regime. «Il popolo iraniano sta finalmente reagendo contro il corrotto e brutale regime iraniano. Tutto il denaro che il presidente Obama follemente gli ha dato è finito in terrorismo e nelle loro tasche. La gente ha poco cibo, c’è grande inflazione e non ci sono diritti umani. Gli Stati Uniti guardano!», ammonisce il tycoon, continuando ad irritare le autorità iraniane. Che rispondono per le rime: «Invece di perdere tempo mandando tweet inutili e offensivi», il presidente americano Donald Trump «dovrebbe concentrarsi sugli omicidi quotidiani negli scontri armati negli Stati Uniti, e anche sui milioni di senza tetto e di gente affamata nel suo Paese», ha replicato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghassemi.

L’amministrazione Trump ha anche bacchettato Teheran contro la censura dei social media, chiedendo al governo iraniano di mettere fine al blocco di Instagram e di altri popolari piattaforme online. Gli Stati Uniti vogliono che Teheran «apra questi siti», ha affermato il sottosegretario di stato Usa Steve Goldstein, definendo i social network «luoghi legittimi per la comunicazione». Il leader americano, secondo il Wsj, sta inoltre facendo pressioni su vari Paesi perché sostengano i diritti degli iraniani ad attuare proteste pacifiche, senza girare la testa come fecero con l’Onda verde nel 2009. E, dato che il consiglio di sicurezza dell’Onu continua a frenare sulle nuove sanzioni chieste dall’ambasciatrice Usa Nikki Haley, il presidente Usa potrebbe dar corso alle sanzioni unilaterali minacciate a metà ottobre, colpendo però solo i Guardiani della rivoluzione, una forza che risponde esclusivamente al leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei. In tal modo, spiegano fonti dell’amministrazione, si eviterebbe di danneggiare la popolazione e i manifestanti.

L’ultima arma a disposizione di Trump è mandare all’aria l’accordo sul nucleare dopo averlo de-certificato a metà ottobre e aver passato la palla al Congresso e agli alleati europei. Capitol Hill però è stata assorbita finora dalla riforma fiscale, mentre il Vecchio Continente non vuole modificare l’intesa. Ma a metà gennaio arrivano le nuove scadenze sulla proroga delle sanzioni e Trump potrebbe essere tentato di mantenere un’altra delle sue promesse elettorali, anche a costo di incendiare ulteriormente il Medio Oriente e di trovarsi nuovamente isolato nel mondo dopo la decisione su Gerusalemme.

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