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Fondi Ue, per l’Italia al via partita da oltre 50 miliardi

Bruxelles - L’obiettivo di Bruxelles è quello di formulare una proposta per il nuovo quadro finanziario Ue per il periodo post-2020 entro maggio.

Bruxelles - C’è una montagna di miliardi di fondi Ue che rischia si sparire dopo il 2020 a causa delle Brexit e delle nuove priorità delle politiche europee: per l’Italia la posta in gioco è altissima e il conto finale potrebbe anche raggiungere i 50 miliardi di euro. Dopo le prime schermaglie registrate negli ultimi mesi del 2017, a dare il via a un confronto tra i 27 che nel corso del 2018 si annuncia molto complesso e delicato sarà lunedì prossimo una conferenza ad altissimo livello che sarà aperta dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. E alla quale interverranno, tra gli altri, sia il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan che il nuovo presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, al suo esordio sulla scena europea in questa veste. L’obiettivo di Bruxelles è quello di formulare una proposta per il nuovo quadro finanziario Ue per il periodo post-2020 entro maggio.

Ma sono tanti gli ostacoli che dovranno essere superati. Innanzi tutto c’è il buco - stimato in almeno 12-15 miliardi - che si aprirà con l’uscita della Gran Bretagna. Poi ci sono le resistenze di molti all’idea di aumentare i contributi dei singoli Paesi al budget Ue (l’Italia è già uno dei principali contributori netti) e le difficoltà ad individuare nuove voci per alimentare il bilancio, come potrebbe essere la Tobin tax, un progetto che però non riesce a decollare. E infine pesano i malumori suscitati dalla cosiddetta `solidarieta´ a senso unicò: Paesi dell’Est come la Polonia - principale beneficiaria della politica di coesione Ue con ben 82 miliardi nel periodo 2014-2020 - che però si chiama fuori quando si tratta di condividere il peso della gestione dei flussi migratori. L’Italia, che ha sempre gestito con un certo affanno i fondi europei - come testimonia anche l’ultimo botta e risposta tra la Corte dei conti e il ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti - rischia ora di veder sfumare somme importanti.

Nel periodo in corso (2014-2020) le sono state assegnate risorse a valere sui fondi strutturali per 42,6 miliardi (l’importo maggiore dopo quello destinato a Varsavia) pari a 703 euro per abitante. Una cifra che potrebbe subire, nella peggiore delle ipotesi circolate in questi ultimi mesi, un drastico taglio. A cui si potrebbe aggiungere una riduzione dei fondi europei destinati alla nostra agricoltura fino a nove miliardi. Per questo sarà importante ascoltare la posizione che sarà espressa lunedì da Padoan e da Juncker. Ma anche quello che dirà Centeno, il nuovo capo dell’Eurogruppo in sostituzione dell’olandese Jeroen Dijsselbloem, sul quale sono puntati i riflettori per capirne la posizione su quella flessibilità di cui Roma sta usufruendo in questi anni per sostenere la crescita e la lotta alla disoccupazione. Nella speranza che, davanti a una partita così importante, l’Italia riesca a far sentire la sua voce e tenere il punto a Bruxelles durante una fase politica interna che si annuncia particolarmente complessa.

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