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La Repubblica Ceca si consegna a Zeman, filo-russo ed euroscettico

Praga - Nella seconda elezione presidenziale diretta, i cechi hanno preferito il veterano della sinistra del Paese, che oggi ha 73 anni, allo scienziato europeista Jiri Drahos, promotore del cambiamento.

Praga - La svolta che metà del Paese attendeva non ci sarà: presidente della Repubblica Ceca resterà Milos Zeman, il populista euroscettico e filo-russo che ha promesso il suo assoluto sostegno al premier Andrej Babis, e che oggi ha vinto il ballottaggio con i 51,3% dei voti. Nella seconda elezione presidenziale diretta, i cechi hanno preferito il veterano della sinistra del Paese, che oggi ha 73 anni, allo scienziato europeista Jiri Drahos, promotore del cambiamento. Il progetto di quest’ultimo però ha perso per poco, ed è stato approvato dal 48,6% degli elettori. Un risultato interessante, anche alla luce dell’affluenza da record al 66,6%. E da sconfitto, Drahos, si è mostrato comunque soddisfatto: «Non abbiamo vinto, ma non abbiamo neanche perso. Questa immensa ondata di energia che si era manifestata non può sparire. Non lascerò la vita pubblica. Andiamo avanti», ha rassicurato. Con Zeman Praga resterà comunque orientata verso l’est dell’Europa, allacciata alla Polonia, l’Ungheria e la Slovacchia. Secondo alcuni commentatori questa vittoria andrebbe spiegata con la paura dei migranti, cavalcata dal presidente in campagna elettorale. Per lui hanno votato 2.819.000 elettori, che ritengono sia «l’unico vero uomo di stato, un patriota, un eroe, un difensore intransigente degli interessi nazionali». E Zeman ha accolto la fiducia con entusiasmo, ripromettendosi di essere però «meno arrogante» per il futuro e più disposto ad «ascoltare opinioni diverse dalle proprie».

«Vado incontro ai prossimi 5 anni, carico dell’energia datami dai cittadini e credo di non deludere le loro speranze. Prometto di continuare a lavorare così come ho lavorato fino adesso», ha affermato, ricordando la carriera alle spalle da economista e il percorso affrontato da «deputato solitario e individualista» nell’Assemblea federale cecoslovacca, dopo la caduta del comunismo nel 1989. Assunse la leadership del partito dei democratici sociali (Cssd) nel 1993, poi divenuto il più forte della sinistra. Zeman fu presidente del Parlamento fra il 1996 e il 1998, e subito dopo premier fino al 2002. Dopo l’insuccesso nell’elezione presidenziale indiretta nel 2003 Zeman si ritirò dalla politica, per tornare dieci anni dopo nel 2013, anno in cui fu eletto presidente. Si dichiara eurofederalista, sarebbe favorevole alla politica estera e di difesa comune europea, unite dovrebbero essere anche le politiche sociali ed ecologiche. È invece contrario all’accoglienza dei migranti e all’islam. La crisi migratoria sarebbe dal suo punto di vista «un’invasione organizzata». «Questo paese è nostro e non può essere per tutti», ha martellato più volte. Filorusso e filocinese, sotto il pretesto degli interessi economici orienta la Repubblica ceca verso l’est. In Cina è andato a «imparare come si rende stabile la società», ed è contrario alle sanzioni Ue alla Russia e ritenendo l’annessione della Crimea «un fatto compiuto». Con il vincitore si è subito congratulato Andrej Babis al quale Zeman ha promesso di affidare il secondo tentativo di formare il governo, nonostante l’accusa di frode che pesa su di lui. «Ho sempre creduto che la campagna basata sugli attacchi contro di lui non avrebbe avuto successo e sono contento che non mi ero sbagliato», ha scritto su twitter. «Mi auguro un governo stabile per i prossimi 4 anni - ha aggiunto - e collaboro volentieri con il presidente nel promuovere gli interessi del nostro paese e nell’unire la società».

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