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Ilva, ancora troppe incognite sulla trattativa al Mise

Roma - Riprende domani, lunedì, al Mise la trattativa sull’Ilva.

Roma - Riprende domani, lunedì, al Mise la trattativa sull’Ilva. È un nuovo incontro tra le parti, dopo quelli che ci sono stati nelle scorse settimane, ma il negoziato è ancora lontano dal giungere ad una conclusione. Fim, Fiom e Uilm proveranno, a dare una stretta, però i nodi relativi agli investimenti industriali e ambientali e alla tutela dell’occupazione Ilva non sono stati ancora sciolti.

In particolare, per i posti di lavoro, Am Investco, dove è leader Arcelor Mittal, intende assumere solo 10mila dei 14.200. Gli altri 4mila sarebbero esuberi che rimarrebbero in carico all’amministrazione straordinaria per essere reimpiegati nella bonifica gestita dai commissari. I sindacati, invece, chiedono che non ci siano esuberi e che tutto il personale Ilva sia assunto da Am Investco anche con un programma graduale e scaglionato sino al 2023, anno in cui Am Investco dovrà completare gli investimenti ambientali e industriali previsti dai piani presentati nell’offerta di acquisizione. In sostanza, i sindacati chiedono che Mittal assuma adesso le unità che servono e poi le incrementi man mano che la produzione di acciaio salirà e gli investimenti andranno a regime. Ma Mittal sul punto non si è sbilanciato. La vicenda è influenzata anche da fattori politici. In Puglia e in provincia di Taranto, in particolare, si va radicalizzando lo scontro sul futuro del siderurgico tra l’area del segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, e quella del governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. Quest’ultimo, insieme al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha attaccato il governo, non condividendo le scelte che ha fatto, e ha dichiarato che a questo punto sarà il nuovo governo a decidere sull’Ilva, non l’attuale.

Da rilevare che Regione e Comune hanno anche presentato un ricorso al Tar di Lecce impugnando il Dpcm che a fine settembre ha approvato il nuovo piano ambientale dell’azienda. Ricorso che non hanno ritirato malgrado gli appelli dei sindacati, del segretario Renzi e del premier Paolo Gentiloni. Anzi, su questo versante si prevede un inasprimento della situazione visto che Regione e Comune hanno annunciato che intendono ripresentare al Tar l’istanza di sospensiva sul Dpcm impugnato, istanza che avevano ritirato nell’udienza dello scorso 9 gennaio perché si era aperta una trattativa col Governo. Ripresenteranno l’istanza, precisano i due enti locali, perché il Governo ha respinto la proposta di accordo di programma avanzata da Regione e a Comune per chiudere la vicenda Ilva. È evidente, quindi, che il clima elettorale di queste settimane, e le divisioni che ne scaturiscono, non aiuta la ricerca di una soluzione.

C’è poi il nodo Bruxelles. Perchè Am Investco possa acquisire l’Ilva, è necessario che ottenga il via libera dell’Antitrust europeo. L’istruttoria è in corso e dovrebbe chiudersi ai primi di aprile. L’Antitrust e il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager, hanno già fatto presente che così come congegnata, Am Investco - nata dall’alleanza tra Arcelor Mittal e Marcegaglia - rischia di avere una posizione dominante per alcuni prodotti siderurgico. Questa è ritenuta una condizione ostativa del mercato e della libera concorrenza, visto che Mittal è il primo produttore mondiale e Marcegaglia il primo trasformatore europeo. I correttivi indicati a Bruxelles risiederebbero nell’uscita di Marcegaglia da Am Investco e nella cessione, da parte di Mittal, dell’impianto di Piombino ex Magona. Quest’ultimo verrebbe ceduto da Mittal ad Arvedi mentre con l’uscita di Marcegaglia dalla compagine societaria, ci sarebbe un vero e proprio riassetto con l’ingresso di Banca Intesa e di Cassa Depositi e Prestiti.

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