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Mps verso i minimi, Creval pronta all’aumento

Milano - Monte dei Paschi ancora protagonista in negativo a Piazza Affari.Il peso dei 3,5 miliardi di rosso del 2017 continua a tenere in apnea il titolo (-5,29%) che si avvicina ai minimi di novembre. E non aiuta Siena anche la smentita arrivata da Ubi che ha negato appetiti sul Monte

Milano - Monte dei Paschi ancora protagonista in negativo a Piazza Affari. Il peso dei 3,5 miliardi di rosso del 2017 continua a tenere in apnea il titolo (-5,29%) che si avvicina ai minimi di novembre. E non aiuta Siena anche la smentita arrivata da Ubi che ha negato appetiti sul Monte. Peraltro tanto gli analisti di Mediobanca quanto quelli di Fidentiis mettono in evidenza come sia improbabile che Rocca Salimbeni possa legarsi ad un altro istituto nel breve periodo mentre, secondo gli esperti di Bloomberg, l’addendum della Bce potrebbe metterne sotto pressione i coefficienti di capitale.

Altra storia tra i bancari è quella del Creval (-3% ieri in Borsa) che è pronta per l’aumento da 700 milioni di euro con il via libera al prospetto da parte della Consob atteso entro la settimana. La partenza dell’operazione è poi programmata da lunedì 19. Il dg Mauro Selvetti al rientro dal roadshow (ultima tappa New York) torna con riscontri positivi. Sull’istituto si esercita Equita che ritiene la ricapitalizzazione «un’opportunità di investire in una storia di ristrutturazione a multipli ragionevoli». Gli analisti considerano l’M&A «una chiara opzione» per il Credito Valtellinese e individuano cinque candidati (Banco Bpm, Bper, Cariparma, Ubi e Credem) per un’operazione carta contro carta che può valorizzare la banca 950 milioni (700 milioni di aumento più 250 milioni di Dta, crediti d’imposta). Tutte fusioni «accrescitive, con rischi di esecuzione limitati». Inoltre Creval, scrive Equita, dispone di una «governance ottimale per una fusione, considerato che le azioni sono in mano a investitori istituzionali totalmente focalizzati sulla massimizzazione del valore delle loro quote» e in «condizione di inserire un nuovo board (l’attuale scade nel 2019, ndr) in tutto allineato con i suoi obiettivi».

Tornando a Siena, Fidentiis ritiene che una fusione con Ubi potesse essere «più probabile qualche anno fa quando» la banca guidata da Victor Massiah era una società cooperativa per azioni (dall’ottobre 2015 è una Spa ndr). Nel caso di un “merger”, «il regolatore potrebbe inoltre costringere la newco a lanciare un piano di ricapitalizzazione date le maggiori dimensioni (la fusione Banco Bpm è un chiaro esempio in questa direzione) e il relativo incremento degli Npe lordi». Mediobanca Securities sottolinea che «sarebbe preferibile» che il Monte «faccia parte di una nuova ondata di consolidamento quando i benefici della ristrutturazione, appena iniziata, siano più visibili».

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